La Valle Orba

Parte 2. Madonna delle Rocche: al Fiume e l'Amione

Oltrepassate le Camminaie (vedere le pagine di Molare) la Valle Orba subisce un repentino mutamento: da ampia e con vistosi terrazzamenti ai lati, si trasforma in stretta ed incassata tra ripidi versanti rocciosi. L'aspetto più selvaggio e misterioso conferisce maggior fascino al Torrente Orba, quasi volesse indicare la direzione del famigerato Bric Zerbino. Naturalmente esistono alcuni bei laghetti per una rinfrescante nuotata. Da valle verso monte si incontrano:

"Diga Bassa o Lago di Salvatore": in questo caso la tradizionale toponomastica è facilmente spiegabile. La Diga Bassa era la Diga di Compensazione della Centrale Elettrica delle O.E.G.. Altro non era che un ponte ad archi sulla quale passava la strada per Frazione Battagliosi (oggi per raggiungere tale frazione da Madonna delle Rocche occorre ritornare a Molare ed attraversare l'Orba sull'omonimo ponte). Il contenimento delle acque rilasciate dall'impianto idroelettrico era consentito tramite una serie di paratoie che occludevano le arcate. Queste erano attivate dal guardiano di tale diga di nome Salvatore Quintavalle; ecco spiegato il secondo nome! Il lago un tempo era più sviluppato ed era possibile tuffarsi dai ruderi della diga e della casa del guardiano. Purtroppo in questo, come in altri siti, la cntinua ed indesiderata estrazione di ghiaia ha rovinato bellissimi angoli di fiume nei quali era possibile trascorrere spensierate giornate.

"Canyon di Molare": rappresenta una delle mete più conosciute dai bagnanti. Si tratta di una strettissima forra nella quale il Torrente Orba incide una serie di rocce metamorfiche molto compatte. Il risultato è un tratto di alveo lungo un centinaio di metri non più ampio di cinque o sei metri delimitato da pareti verticali alte una decina di metri. Le acque sono profonde alcuni metri, di colorazione di diverse tonalità di verde. Da sempre una delle maggiori attrattive di alcuni incauti turisti domenicali sono i tuffi dalle pareti. Essendo però la forra molto stretta, minime variazioni della portata del fiume si posso tradurre in rilevanti variazioni del livello dell'acqua. Ciò rende altamente pericoloso il tuffo dalla sommità delle pareti. Inoltre l'acqua più profonda è anche molto fredda. Numerosi sono stati in passato gli incidenti (anche mortali) causa di traumi o congestioni. Meglio le rilassanti nuotate.

"Cascina Isola Lunga e Le Spiaggette": a monte delle Canyon sono presenti una serie di piccoli laghetti tra scogli rocciosi e limitate spiagge di sabbia grossolana. Non è possibile in questi tratti nuotare ma solamente rinfrescarsi. Questo angolo di valle è tra i più suggestivi in assoluto. Due curiosità: l'omonima cascina, ancora abitata, pur apparendo assai elevata rispetto al fiume, durante il Disastro di Molare fu ugualmente allagata; se invece si volge lo sguardo sui versanti boscosi di sinistra orografica, poco al di sotto del taglio stradale, è possibile notare un piccolo ghiaione: è la discarica di uno degli attacchi effettuati per l'esecuzione della galleria di carico che portava l'acqua dal Lago alla condotta forzata della Centrale Elettrica.

"Marciazza e Marciazzetta": trattasi a parer mio di uno dei più straordinari angoli dell'intera Valle Orba! In questo settore il fiume ha creato uno spettacolare meandro con tanto di piana alluvionale in sinistra orografica, incastonata tra versanti ripidissimi. Questa piana, "La Marciazza", è ancora coltivata: il tempo sembra essersi fermato. In sponda opposta, è presente una cascina "La Marciazzetta" abitata da coraggiosi amanti della natura. Quì il fiume traccia una spettacolare curva molto pronunciata: non si può che pensare all'impatto tremendo, subito da queste roccie e causato dall'enorme ondata del 1935. Dal punto di vista "balneare", in corrispondenza di Marciazzetta, poco a monte del guado, è presente un bellissimo laghetto per refrigeranti nuotate (l'acqua è assai fresca). Anche la spiaggetta è ideale per il relax. Un centinaio di metri a monte è presente un secondo laghetto dalle acque limpidissime. Un consiglio: la strada sterrata per Marciazza offre l'essenziale per chi ama la natura. Una mezz'oretta di cammino potrebbe essere molto più gratificante rispetto al "tuffarsi nel fiume" con la vettura (anche perché è vietato). Se invece non amate la natura…. statevene a casa. Oltre Marciazza e Marciazzetta il fiume non offre siti di rilievo per la balneazione sino a Loc. Ortiglieto. Un'escursione a settembre o primavera, ovviamente compatibilmente con i capricci del torrente potrebbe far scoprire un angolo veramente suggestivo dell'Orba: il meandro di Castellunzè (o Castellocielo). Trattasi di un meandro strettissimo ed incassato oltre il quale si trova Bric Zerbino. Siamo dunque arrivati alla Diga di Molare !!

 

L'Amione

Affluente di sinistra orografica del Torrente Orba scorre in un settore geologicamente affascinante. E' infatti con ogni probabilità impostato su una discontinuità tettonica che porta a contatto le rocce sedimentarie dell'antico mare triassico (vedere La Formazione di Molare) con complessi assai più antichi e da una storia molto più complessa (vedere La Geologia della Diga di Molare) e che costituiscono l'ossatura dei rilievi montuosi dell'Alta Valle Orba.

Questa contrapposizione di rocce rappresenta la causa prima del rapido mutamento del panorama che interessa il settore di Frazione Madonna delle Rocche. In un certo senso l'Amione scorre su una sorta di antica linea di costa. In alcuni settori del suo decorso, il rio incide rocce sedimentarie ricchissime di fossili. Tra questi, Località "Rera" ormai quasi totalmente sconosciuta alla maggior parte dei Molaresi, sorge tra Madonna delle Rocche, Borgo Peruzzi e Cassinelle all'interno della piccola valletta del Rio della Tassara (affluente di sinistra del Rio Amione):

"Nel 1700 alla RERA abitava, nella casa denominata "la bastarda", Cataren-na (Caterina) che tutti consideravano una "stria" (strega, nel Monferrato, mentre nel cuneese si dice "masca" e nell'imperiese "bagiua"). Mia nonna mi raccontava che quando Caterina compariva, all'ora del Vespro, sul sentiero che dalla RERA porta alle case di Borgo Peruzzi, le donne ritiravano in fretta la roba stesa (specie se appartenente a bambini piccoli) per evitare che Caterina potesse operare su quegli abiti qualche sciagurato maleficio. Si trasformava anche in animali, nella volpe, nella faina, nel gatto. E proprio sotto le sembianze di un gatto molesto che miagolava in modo macabro, venne presa di mira ed impallinata dallo schioppo di un contadino. La fucilata colpì la zampa dell'animale il quale, piangendo, fuggì. Il giorno dopo altri contadini che facevano i lavori lì intorno sentirono un mugugno tetro e sofferente provenire dalla casa de "la bastarda". Entrarono e videro Caterina, con gli occhi chiusi, i denti serrati e ...la gamba fasciata. Lì accanto un coltello, un paio di tenaglie e una bacinella di rame piena di pallini di piombo. Alcuni anni fa ho fatto una ricerca presso svariati Archivi ed ho trovato, su un censimento settecentesco: CATERINA NEGRINO, abitante la Località RERA nella casa detta DELLA BASTARDA "
(Aneddoto narrato dal poeta, filosofo nonché amico Gianni Priano)

Anche il ponte sul Rio Amione ha avuto un ruolo nella storia del Disastro di Molare. Nel primo decennio del secolo, l'oggetto del contendere tra l'amministrazione comunale e l'Ing. Zunini amministratore delle "Forze Idrauliche delle Liguria", era rappresentato dalla costruzione del ponte sull'Amione. La società genovese infatti, era riuscita ad accaparrarsi un accordo con il Comune di Molare che prevedeva la costruzione della Diga di Molare in cambio della realizzazione della nuova strada per Olbicella (Alta Valle Orba). L'impegno fu preso ma mai portato a compimento, anche perché nel 1916 subentrarono del O.E.G. che dichiararono nulli tutti i precedenti accordi. Inoltre, nel 1917, il vecchio ponte sull'Amione (poco più di una passerella) fu distrutto da una piena. La sua ricostruzione fu ulteriore fattore di lite tra i contendenti. Alla fine comunque, fu il Comune di Molare a ricostruirlo…. Borgo Amione è un nucleo di case, un tempo cascinali, immerso nella piana di Campale ancora coltivata a frumento e profondamente incisa dai meandri del Rio Amione. Nei pressi di tale località era in funzione sino agli anni 50 la fornace che cuoceva i mattoni fatti con le poche argille presenti tra le ghiaie della piana. Oggi è ancora visibile la vecchia ciminiera perfettamente conservata.

Parte 3. San Luca

Note a margine :

Gianni Priano di Borgo Peruzzi ha pubblicato alcuni libri di poesia e vari interventi su riviste di arte e cultura tra cui "Maltese", "Il Babau", "Il Foglio Clandestino", "Resine", "Atelier", "Provincia Granda", "Tratti", "Nuovo Contrappunto", "Madrugada", "Il Gabellino", "La Clessidra", "Fotocopianda", "L'Area di Broca". Collabora con la rivista on-line www.ilportoritrovato.it (vedi la rubrica da lui curata "Lucciole, lanterne e capitale").

Diga Bassa di Gianni Priano:

T´avaivi na diga/ id dainc/ na vota. Bon-na
pe fe nainta sciurtì/ parolle da aebetè/ e riparè ra gura/ dar marèn./ Aura t´ei propri cmè l´Urba/ dop quar agusc-t:/ in more d´eua duza/ gromma, da scpiuè./ Na ruen-na./ Mujè, fioi, fie/ amisg,/ titt an catafosci./ Pariva ra fen der mond/ poi, via, as rcmainza turna/ e sacl´è ir bianc
ir nair/ ra curpa, ir drù/ cointa pì nainta./ Ra to bucca/ vegg monumaint/ a r´è bonna pè mitteje/ (foscia manc)/ i pè a bogn.

(Avevi una diga/ di denti/ una volta. Buona
per trattenere/ parole da stupido/ e riparare la gola/ dal vento di mare./ Ora sei proprio come l´Orba/ dopo quell´agosto:/ un mare di acqua dolce/ cattiva, da sputare.
Una rovina/ Moglie, figli, figlie/ amici,
tutto a catafascio./ Sembrava la fine del mondo/ poi, via, si ricomincia di nuovo/ e cos´è il bianco/ il nero/ la colpa, il dolore/ non conta più niente./ La tua bocca/ vecchio monumento/ funziona per metterci/ (a malapena)/ i piedi a bagno.)

Localizzazione dei luoghi su Google Maps (copiate ed incollate le relative coordinate nel campo di ricerca):

  • La Diga Bassa: 44.603516,8.60472
  • Il Canyon: 44.592117,8.60811
  • Le Spiaggette: 44.590406,8.603776
  • La Marciazza: 44.583086,8.61326

Mappa della sezione:


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