La Valle Orba

Parte 1. Madonna delle Rocche: la porta dell'Alta Valle Orba
(Approfondimento: Il Vescovo di Borgo Peruzzi di Gianni Priano)

Sono poche le località dell'Alto Monferrato che possono vantare una storia di così alta devozione religiosa come Madonna delle Rocche. Il culto di Maria ha reso questa frazione, la più importante del vasto territorio di Molare e non solo. "Le Rocche" rappresentano da sempre l'accesso principale per chi vuole addentrarsi nella selvosa Alta Valle Orba.

Se si attraversa il piccolo ponte del Rio San Giuseppe, la piana di Molare prosegue verso Sud sino ad interrompersi bruscamente contro i ripidi pendii boscosi che caratterizzano l'Alta Valle Orba. Ed è proprio qua, in questo punto che sorge incastonata ai piedi delle Alpi Liguri (perché ancora di Alpi di tratta), Frazione Madonna delle Rocche.

Ad attirare l'attenzione del visitatore, già a partire da Molare, non è l'abitato, che ancora riposa nell'ultimo tratto di piana al di là del Rio Amione, bensì il famoso Santuario. Esso sembra ostinatamente sfidare le pendenze selvose oltre le quali sono nascoste le frazioni San Luca e Bandita (quest'ultima già comune di Cassinelle) ed ancora Olbicella sino a giungere a Tiglieto. E' proprio il Santuario di Madonna delle Rocche, con i suoi quasi cinque secoli di storia, frutto della grande devozione alla Madonna, a rubare la scena a tutto il resto.

Anche Loc. Terio, un piccolo borgo della frazione, posizionato al di qua del Rio Amione (anticamente veniva infatti chiamato Anterium "prima del rio" - G. Priano, 2005), sembra nascondersi dietro il maestoso parco della Villa di Campale; a rendere giustizia occorre evidenziare che la piana di Madonna delle Rocche è in realtà "la Piana di Campale".

Un tempo ormai lontano, Campale arrivava addirittura oltre l'omonima pieve del cimitero, sino a bussar alle porte di Molare. Oggi la Villa di Campale è una maestosa dimora ottocentesca di proprietà della Marchesa Salvago-Raggi discendente diretta delle famiglie nobiliari che tanta importanza ebbero nella storia molarese. In passato la quasi totalità dei contadini di queste terre era alla dipendenza della famiglia Salvago-Raggi. Attualmente la Villa, in buono stato di conservazione ed immersa nell'omonimo boschetto è abitato dalla Marchesa e dal marito, Marcello Venturi, quest'ultimo una delle personalità intellettuali di maggior spicco dell'Ovadese essendo autore di numerosi romanzi e saggi. Campale, come Terio e Borgo Peruzzi, sorge laddove la piana si fonde ad occidente con le colline tipiche dell'Alto Monferrato. Anche queste però lasciano bruscamente spazio, in corrispondenza della Madonna delle Rocche, ad un ambiente irto e boscoso.

Proprio il vialone che sale al Santuario delle Rocche, dotato di Via Crucis, ofrre un comodo accesso al bosco. Questo infatti, non termina in corrispondenza del chiesa bensì prosegue nascorsto e sterrato, in un itinerario assai suggestivo immerso in un lussureggiante bosco di castagni sino a raggiungere la Frazione San Luca e, da lì, Frazione Bandita di Cassinelle. Un percorso non adatto alle vetture da strada e superbo per camminate e montainbike, frequentatissimo, nella stagione autunnale, dai cercatori di funghi e dai raccoglitori di castagne. Gli aberghi erano piccoli fabbricati sparsi in mezzo al bosco dove si facevano essiccare le castagne, da qui il nome del sentiero: "I Tre Aberghi" (cliccare qui per visionare il tracciato).

Se invece si attraversa la Frazione, in direzione Olbicella, appare evidente che Piana di Campale tenti di insinuarsi nella stretta Valle Orba. Questo tentativo da vita ad un altro suggestivo scorcio molarese: Loc. Cerreto. Il Castello del Cerreto, è un'altra meravigliosa dimora di fine ottocento che sembra custodire gelosamente l'accesso all'Alta Valle Orba. Località Cerreto, al di là del suo castello, ebbe un ruolo fondamentale nella storia del Disastro di Molare. Qui, nascosta nel greto del fiume, sorgeva la Centrale Elettrica delle O.E.G., spazzata via dalle furie delle acque e ricostruita nel 1940, oggi proprietà Tirreno Power. La strada, poco oltre il Castello del Cerreto, costeggia una serie di case, (attualmente tutte tranne una abitate), fatte costruire dalle O.E.G. per i tecnici che lavoravano nella Centrale Elettrica.

La festività principale della frazione è naturalmente all'Assunta in concomitanza della quale si svolge La Festa dell'Ospitalità durante il weekend di Ferragosto. La manifestazione comprende tre serate gastronimiche dove i ravioli, le grigliate ed il dolcetto la fanno da padrone.

Il Santuario

Fu a Clarice da Molare, con il suo magro carico di poche erbe cotte per il marito, che Maria apparve e, commossa da contata povertà, tramutò le erbe in fragrante pane. "Và a Molare e dì a tutti che qui desidero una Chiesa a mio nome. Qui porrò un trono di grazie". La storia del Santuario e dell'intera frazione, ebbe così inizio nella seconda metà del 1500.

La devozione alla Maria Vergine aumentò a dismisura nel territorio molarese e nelle zone limitrofe, grazie anche a miracolose guarigioni, tanto che le ingenti offerte, provenienti da ogni ceto sociale, sfociarono nel 1608 in una delibera comunale per la realizzazione di una chiesa. Ci volle un ventennio ma alla fine, nel 1630, vennero celebrate le prime messe in suffragio della Madonna Dopo quasi un secolo di alterne fortune la chiesa, di proprietà comunale, attraversò un periodo buio a causa della latente povertà dei fedeli e della costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Molare che assorbì ingenti quantità di offerte e maggior interesse. Anche il successivo periodo napoleonico non favorì i pellegrinaggi alle Rocche ma, a partire dal secondo decennio, vi fu una brusca inversione di tendenza. Questa risultò determinante per l'avvenire della chiesa ed il 10 agosto 1823 la chiesa divenne Santuario. I festeggiamenti si protrassero per molti giorni attirando un numero elevatissimo di pellegrini. Fu in questa circostanza che l'arciprete Giuseppe Antonio Gaioli si assunse l'onere di costruire il ponte sul Rio Amione per favorire il pellegrinaggio dei fedeli.

Tutto il XIX° secolo fu un periodo di grandi trasformazioni per il neo-Santuario. L'amministrazione comunale volle affidare il servizio religioso ad una congregazione capace di impegnare forze e danari per il mantenimento del Santuraio. Furono i Padri Passionisti, un ordine fondato San Paolo delle Croce di Ovada (1694 - 1775), che nel 1880 presero dimora alle Rocche. Da allora ebbe inizio un periodo di grande sviluppo per la comunità della frazione: in concomitanza con festività come la Pasqua o l'Assunta venivano addirittura organizzati treni speciali da Genova ed Acqui Terme che trasportavano migliaia di fedeli. Ebbe anche inizio una vicenda giuridico-amministrativa tra il Comune di Molare, i Padri Passionisti e la Diocesi di Acqui Terme terminata nel 1939 con un parere espresso dal Consiglio di Stato che di fatto sottraeva la proprietà del Santuario all'amministrazione comunale a favore della Diocesi. Da allora, i Padri Passionisti sono i custodi del Santuario di N.S. delle Rocche.

Approfondimento:

Il Vescovo di Borgo Peruzzi di Gianni Priano

Parte 2: Madonna delle Rocche: al Fiume e l'Amione

Note a margine :

Gianni Priano di Borgo Peruzzi ha pubblicato alcuni libri di poesia e vari interventi su riviste di arte e cultura tra cui "Maltese", "Il Babau", "Il Foglio Clandestino", "Resine", "Atelier", "Provincia Granda", "Tratti", "Nuovo Contrappunto", "Madrugada", "Il Gabellino", "La Clessidra", "Fotocopianda", "L'Area di Broca". Collabora con la rivista on-line www.ilportoritrovato.it (vedi la rubrica da lui curata "Lucciole, lanterne e capitale").

 

IN EVIDENZA:

Presso Località Cerreto (Frazione Madonna delle Rocche) a poche centinaia di metri della Centrale Elettrica, è presente il Parco Faunistico dell'Appennino dotato di aree attrezzate per trascorrere giornate all'aria aperta . La struttura oltre a funzionare da "casa vacanze" organizza centri estivi per bambini e ragazzi (scarica depliant cliccando qui )

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