La Valle Orba

Parte 9. Il Lago dei Lanzichenecchi: tradizione, storia e geologia

Noi Molaresi siamo "speciali": oltre ad una diga senza fiume possiamo permetterci persino un lago senza fiume. Se non altro nel caso del "Lago dei Lanzichenecchi" (o "del Muiacin") la sconsideratezza umana non centra nulla.

Alcuni anni fa sono stato accompagnato per la prima volta al “Lago dei Lanzichenecchi” anche detto “Lago del Muiacin”. Prima di allora, l’unico lago degno di nota sul territorio molarese di cui avevo conoscenza era il quello di Loc.Ortiglieto, figlio artificioso di un vecchio ben più grande lago tragicamente scomparso nel 1935. In verità la toponomastica del volgo prevede anche il “Lago Tana”, il “Lago di Salvatore”, il “Lago dei Baggi” ed altri ancora. Essi però sono polle o specchi d’acqua dei torrenti che cambiano conformazione a seconda delle piene eccezionali che avvengono ogni stagione. Il “Lago dei Lanzichenecchi” è tutta un’altra cosa.

E' situato sulla destra orografica del Torrente Orba all’altezza di Loc. Carrette ad una quota di circa 310 m s.l.m. ovvero circa un centinaio di metri al di sopra dell’alveo fluviale. Anche un visitatore non esperto delle scienze della terra, rimane colpito dall'orografia dell'area in questione. Nel bel mezzo di ripidi versanti trova infatti spazio un’area pianeggiante di forma circolare, completamente circondata da boschi, al centro della quale potrebbe essere presente il “Lago dei Lanzichenecchi”. Il condizionale è d’obbligo in quanto tale inaspettata visione muta a seconda della stagione. Nel periodo estivo o comunque siccitoso, al posto dello specchio d’acqua ci si troverà d’innanzi ad un’ampia radura arbosa con una depressione al centro. Il suo fondo non è fangoso o limaccioso bensì asciutto, ben compatto e con la presenza di numerosi sassi.

 

 

Nei periodi piovosi invece, d’innanzi a noi troveremmo un ampio specchio d’acqua di forma più o meno circolare con un diametro di circa 50-60 m. La profondità massima del lago è di circa 1,5-2 m ed è alimentato dalle acque che ruscellano lungo il ripido versante a forma di anfiteatro che limita verso monte il lago stesso. Verso valle invece, la sponda del lago è connotata da un’area in falsopiano e contropendenza che dopo alcune decine di metri viene interrotta bruscamente dal ripido versante sottostante che raggiunge il Torrente Orba. Quando le piogge sono di una certa intensità il lago tracima in corrispondenza di un piccolo fosso che funge da troppo pieno. A “massimo invaso” il lago può contenere molto indicativamente 400-500 m3 di acqua.

Il perchè del suo nome

Il nome “Muiacin” è di facile spiegazione: in dialetto significa bagnato o marcio.

L’appellativo “dei Lanzichenecchi” fa invece riferimento alla tradizione popolare che vorrebbe tale sito come punto di accampamento dei noti mercenari tedeschi.

La zona di Molare ed Ovada e più in generale la Valle Orba fu per molto tempo oggetto di numerose dispute essendo zona di confine tra il Monferrato, la Repubblica di Genova e a poca distanza dal Ducato di Milano. In particolare tra il XVI ed il XVII secolo il nord-ovest della futura Italia era divenuto quasi stabilmente un campo di battaglia tra la Francia ed il Sacro Romano Impero. La storia di molti paesi dell’Alessandrino fu un quel periodo costellata dalle angherie degli Spagnoli e soprattutto dei Lanzichenecchi. La presenza di quest’ultimi nella Valle Orba può essere senz’altro ricondotta alla prima metà dei XVI secolo. A pochi chilometri da Molare, presso Orsara Bormida e Morsasco, era presente infatti la famiglia Lodròn proveniente dal Castello di Lodrone (Storo, TN). Di questa l’allora temutissimo Baròn Giovanni Battista Lodròn, sposo di Violante Malaspina di Morsasco, era il rappresentate dell’imperatore Carlo V d’Asburgo ed imperversava nelle zone alessandrine con un manipolo di alcune centinaia di Lanzichenecchi (il Baròn Lodròn o Ludròn restò per secoli sinonimo di sciagura e sventura, una storia da far spaventare i bambini capricciosi). Le truppe tedesche vi rimasero per diversi anni sempre pretendendo le loro spettanze e causando non pochi problemi alle popolazioni (come per esempio a Quattordio e a Fubine). Anche dalle nostre zone i Lanzichenecchi partirono verso Roma per effettuare il famoso “Sacco” del 1527. Sarebbe suggestivo immaginare che parte di tali truppe abbiano fatto tappa proprio al Muiacin!

Nel 2011 è stato eseguito un rilevamento per mezzo di metal-detector in corrispondenza del lago che però non ha portato alla luce alcun reperto metallico comprovante la presenza di un accampamento. Tuttavia la presenza di soldati potrebbe avere interessato una zona antistante la depressione. Infatti, poco più a monte, in corrispondenza del versante occidentale del Bric del Lovè (o Monte Lupaio), sono stati ritrovati in anni passati reperti comprovanti la presenza di truppe spagnole. In effetti, documenti storici affermano che nel Febbraio 1520, le truppe del Re di Francia Francesco I (prevalentemente costituite da italiani… anche se di fatto l’Italia non esisteva ancora) passando per la Valle Orba caddero nell’imboscata di 1.700 fanti dell’Impero capitanati Gaspare Maino. Non ci sono certezze che questo accadimento sia avvenuto proprio nell’area in questione (la Valle Orba è assai estesa); è tuttavia possibile sottolineare che il settore comprendente località come “Ponte delle Strettoire”, “Sinistraro” e “Pian dell’Arco” (tutti toponimi del Catasto Napoleonico del 1765 utilizzati per indicare le terre di sponda destra dell’Orba tra Marciazza e le Carrette) ben si sarebbe prestato ad imboscate a cui avrebbero potuto partecipare tra le truppe imperiali anche i Lanzichenecchi.

E’ probabile quindi che il toponimo “Lago dei Lanzichenecchi” abbia radici cinquecentesche anche se va comunque puntualizzato che circa un secolo dopo il Sacco di Roma, altri Lanzichenecchi (quelli “Manzoniani”) parteciparono alla Guerra di Successione del ducato di Mantova e Monferrato (1628-1631). Per oltre un secolo quindi, le milizie crucche imperversarono nelle nostre terre.

Il perchè della sua forma

Oltre alla questione toponomastica occorre anche fornire una plausibile spiegazione sulla genesi della depressione collocata in un sito tanto inaspettato. Il visitatore potrebbe erroneamente motivare la sua formazone con un intervento umano o extraterrestre. Tuttavia le caratteristiche morfologiche del lago fanno escludere in modo categorico che tale depressione sia stata opera umana né, al contempo, sia il risultato della caduta di un asteroide. In quest’ultimo caso ci sarebbero tutta una serie di evidenze che avrebbero reso assai famoso il sito.

 

Le peculiarità che possono essere analizzate per mezzo di rilevamenti superficiali, geofisici e con l’ausilio di fotografie aeree fanno propendere che ad avere generato la depressione sia stato un fenomeno del tutto naturale che nei libri tecnici di scienze della terra viene denominato con l’acronimo DGPV che significa “Deformazione gravitativa profonda di versante”. Negli ultimi anni tale fenomeno è stato oggetto di numerosi studi che hanno riguardato estese aree alpine (per esempio in Valle d’Aosta tra Saint Pierre e Saint Nicolas) ed anche zone più localizzate negli Appennini e nelle Alpi Liguri (per esempio in Valle Orba nel vicino abitato di Tiglieto).

Anche se nei testi scientifici le DGPV sono accostate alle frane, risultano invece fenomeni assai differenti. Trattasi infatti di una movimentazione del versante connotata da una notevole lentezza e generata dalla progressiva deformazione e disarticolazione della massa rocciosa. Ciò avviene quando le rocce che costituiscono il versante sono interessate da numerose discontinuità strutturali (faglie o scistosità) che costituiscono linee di debolezza lungo le quali possono innescarsi questi lentissimi movimenti. Quest’ultimi sono dell’ordine dei pochi millimetri all’anno e con il passare del tempo degradano e destrutturano a livello profondo tutto il basamento roccioso. Il motore del fenomeno è al pari delle frane la gravità, ma al contrario di quest’ultime nelle DGPV non si ha una fase di crollo; potremmo piuttosto dire che il versante si accascia su se stesso trovando lentamente una posizione di maggiore comodità.

Questa movimentazione determina via via un rimodellamento delle topografia del versante con presenza di rotture di pendenza molto evidenti, contropendenze oppure depressioni e trincee. All’osservatore le DGVP possono comparire come ampi settori topograficamente sconnessi nei quali solitamente la roccia non è affiorante ma sono visibili numerosi blocchi sparsi lungo versanti prevalentemente terrosi. Questi contesti possono anche essere frutto di frane vere e proprie, anche se nel caso delle DGPV risulta difficile comprendere da dove provengano i blocchi roccioso sparsi in quanto è frequente trovarli lungo tutto il versante sino al crinale. Quest’ultimi non sono quindi precipitati dall’alto a causa di uno smottamento ma sono il risultato della degenerazione e disgregazione del basamento roccioso determinato dalla DGPV. Una prospezione geofisica condotta nel settembre 2011 presso il Lago dei Lanzichenecchi ha messo in evidenza la presenza di uno spessore di almeno 20 m di materiale completamente disgregato con ogni probabilità saturo di acqua al di sotto della superficie topografica.

Le DGPV si formano come detto su rocce fratturate ed interessate da motivi strutturali ben evidenti. Questo settore della Valle Orba è infatti connotato da molte linee di faglia con direzioni molto variabili e spesso di lunghezze chilometriche. La maggior parte di tali discontinuità interferiscono in maniera spesso evidentissima con il reticolo idrografico principale (T.Orba) e secondario (rivi minori come per esempio il Rio del Lovè) imponendo alle aste fluviali brusche deviazioni o allineamenti preferenziali. Le acque infatti tendono a percorrere i tracciati a maggiore erodibilità dove le rocce sono più fratturate. La presenza di tutte queste faglie e le rocce fratturate che vengono lentamente “macinate” e disgregate nel corso dei millenni dai movimenti delle DGPV dovrebbero essere oggetto di approfonditi studi idrogeologici in quanto sono sede di importanti circolazioni di falde idriche utilizzabili a scopo idropotabile.

 

 

 

 

Note a margine :

Come arrivare

Per raggiungere il Lago dei Lanzichenecchi bisogna passare per Loc. Albareto proseguendo sino alle C.na Bottino e C.na Pecera. Da qui una mulattiera in discesa immersa nel bosco conduce alla destinazione. Questo percorso si sviluppa lungo il ripido versante destro della Valle Orba nel tratto compreso tra Loc. Cerreto e Loc. Carrette e consente di ammirare alcuni scorci della Centrale Elettrica e della piana di Madonna delle Rocche. La mulattiera, tenuta in buone condizioni dai boscaioli, è stata ricavata scavando nella infida roccia fratturata che caratterizza questa parte di versante. Dopo una ventina di minuti di facile cammino si giungerà a destinazione.

Cliccando quì verrà visualizzata una carta dell'area con segnato in rosso il sentiero per raggiungere il lago.

In Gherbignana...

Un altro possibile/probabile esempio di DGPV è presente a circa 1 km a Nord-Ovest dal Lago dei Lanzichenecchi, nel versante che sovrasta l’area attrezzata denominata “Lo Scoiattolo” (o il vivavio della Regione Piemonte) nota a molti semplicemente come “ex-Percorso Verde di Madonna delle Rocche”. Camminando lungo il versante (magari alla ricerca di funghi…) si nota che il bosco di castagni si sviluppa tra motti di terra e blocchi rocciosi isolati. Alla quota di circa 350 m s.l.m. (C.na Gherbignana) tutto il versante da Est verso Ovest è caratterizzato da basse pendenze e da contropendenze allungate. Proseguendo ancora verso monte questa fascia subpianeggiante viene bruscamente interrotta ed il versante ascende più ripidamente verso Sud.

 

 

Mappa della sezione:


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