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Itinerario 5: Il Disastro di Bílá Desná, nel cuore della Boemia

Il rio Bílá Desná ("Desna Bianca") nasce dai versanti meridionali della catena montuosa Jizera, nel nord della Repubblica Ceca (Boemia del Nord; Regione Liberec). Dopo un percorso di una decina di chilometri verso sud il corso d'acqua si unisce presso l’abitato di Desná (in tedesco Dessendorf) con il rio Černá Desná ("Desna Nera") tributario del Fiume Jizera (bacino del Fiume Elba). Quest’area geografica è stata da sempre caratterizzata da una notevole piovosità (mediamente 1.200 mm/anno) causa di numerose alluvioni storiche. All’inizio del ‘900, nella parte alta della piccola valle del rio Bílá Desná, era ancora viva nella memoria degli abitanti, la grande inondazione del 1897 quando tra il 28 e il 29 luglio caddero ben 345 mm d’acqua.

 

Nel primo ventennio del ‘900 numerosi sbarramenti in terra e piatrame furono realizzati nella Boemia del nord, ai tempi appartenente all'Impero Austro-Ungarico, e finalizzati alla mitigazione degli effetti delle improvvise piene. Si trattava infatti di un’area rurale connotata da una rilevante densità di popolazione dovuta alla presenza di numerose attività industriali e artigianali, improntate particolarmente sulla lavorazione del legno e ovviamente del vetro. La diga di Bílá Desná veniva quindi realizzata tra il 1911 e il 1915 ad una altitudine di 806 m s.l.m. e a soli 5 km dalle sorgenti del corso d’acqua. Le operazioni di costruzione furono ostacolate sia da forti piogge (deleterie al fine di una corretta compattazione dei materiali terrosi costituenti il paramento), sia dall'imminenza dello scoppio della Grande Guerra che causò una fortissima inflazione con rilevaneti ripercussioni economiche. Inoltre, già durante la fase di progettazione, vennero a galla perplessità sull'affidabilità dei terreni di fondazione del futuro sbarramento, tanto che l'intenzione iniziale di costruire una diga in cemento, venne abbandonata per una più leggera, ed in apparenza, più rassicurante diga in terra.

Lo sbarramento in terra era alto circa 15 m, lungo 172,8 m e aveva uno spessore compreso tra 54 m (alla basse) e 5 m (al coronamento). Veniva quindi ottenuto un lago di 400.000 metri cubi d’acqua. Era presente uno scarico di superficie in corrispondenza della spalla destra e uno scarico di fondo comandato dagli argani posti sulla torre centrale. L’eccedenza di acqua veniva all’occorrenza derivata, grazie ad un lungo tunnel presente sul versante sinistro dell’invaso, nel più grande Lago di Souš, posizionato in ad Ovest nella valle del rio Černá Desná. Questo lago è tutt'oggi funzionante. La struttura della diga di Bílá Desná non poteva essere appoggiata alla roccia, in quanto essa era posizionata ad una certa profondità dal piano campagna. Per tale ragione erano stati realizzati al di sotto del piano di imposta della diga alcuni speroni o denti in calcestruzzo armato sviluppati sino ad una profondità di circa 3,5 m.

La diga fu collaudata il 18 novembre 1915 nonostante il tempo fosse tale da "že by psa nevyhnal" ("far scappare persino il cane"). Fuor di dubbio quindi che l'ispezione da parte del Commissario Ingegnere non fu molto accurata ma al contrario assai sbrigativa. Durante il breve periodo di funzionamento dell’impianto il lago era stato riempito quattro volte e in tutte le occasioni erano state rilevate delle perdite in corrispondenza della base del corpo diga, al di sotto dello scarico di fondo. Queste perdite, avevano portate crescenti (da 0,3 a 7 litri al secondo) in funzione del livello d’acqua raggiunto nel lago. Tuttavia i tecnici e personale preposti al controllo della diga non sembravano mostrare particolari apprensioni in quanto l’acqua fuoriuscita era sempre limpida. Convinzione comune era infatti quella che solamente la presenza di una fuoriuscita di acqua torbida, poteva essere indizio di una possibile movimentazione di materiale all’interno del manufatto.

Il 18 settembre 1916 alle ore 15.30 alcuni taglialegna di ritorno dai boschi notavano delle perdite di acqua attraverso il corpo della diga. L’acqua che scaturiva era decisamete torbida e fangosa. Velocemente decisero di andare ad avvisare il guardiano della diga. Egli, dopo aver comunicato con i suoi superiori, dava avvio alle operazione di apertura degli scarichi della diga. Tale procedura non fu completata in quanto gli addetti, spaventati da varie fratture che si stavano aprendo sul manufatto scappavano a gambe levate. Nel lago erano presenti circa 290.000 metri cubi d’acqua. Intanto le perdite stavano aumentando a vista d’occhio con il passare dei minuti e alle 16.00 il guardiano telegrafava un messaggio di pericolo al sottostante paese di Desná.

Quindici minuti dopo, alle 16.15, la parte centrale della diga crollava per un’ampiezza di circa 20 m, isolando la torre centrale dalle due spalle opposte. L’acqua del lago si riversò verso valle. Il guardiano riusciva a mandare un secondo telegramma annunciando l’imminenza dell’arrivo dell’ondata sul villaggio di Desná. Le comunicazioni telegrafiche non sarebbero servite a molto. Il paese di Desná era sviluppato lungo la piccola valle del torrente, limitato a Est ed a Ovest dai versanti collinari. Poteva in effetti ricordare un tipico paese di fondovalle delle langhe o del Monferrato non fosse per le abitazioni tipiche della Boemia. Un piccolo paese che d’inverno veniva coperto da uno spesso strato di neve come quelli che si vedono dei presepi. Il rio passava in mezzo alle case ed il suo alveo era largo pochi metri. L’ondata, alta 6-8 m, giunta all’improvviso, irrompeva tra le strade e i cortili delle abitazioni causando gravi danni e la morte di ben 62 persone.

 

Un recente studio ha messo in evidenza come questo disastro detenga un singolare primato: il maggior numero di vittime con il minor volume d’acqua svasata. Se si pensa infatti al disastro di Molare, le 111 vittime ufficiali furono causate da un’ondata di circa 20 milioni di metri cubi d’acqua (quasi 100 volte in più che Desná).

Questa apparente sproporzione tra il volume d’acqua svasato e il numero delle vittime trova una possibile spiegazione in un fenomeno che si era innescato lungo il tragitto dell’ondata dentro la stretta valle. Quest’ultima era fittamente boscata in corrispondenza della diga e l’ondata liberata dal crollo aveva spazzato via un numero elevatissimo di alberi ai quali si sarebbero poi aggiunti i circa 4.000 – 5.000 metri cubi di tronchi depositati in una segheria posta a monte del paese. Essi, trasportati dalle furie delle acque insieme a grandi blocchi rocciosi (anche di oltre 2 m di diametro), formavano nei punti più stretti della valle degli sbarramenti temporanei che potevano raggiungere altezze di circa 20 m (quindi ancor più alti della diga crollata) con considerevoli volumi d’acqua accumulati. Queste dighe temporanee avevano i minuti contati e crollavano generando devastanti ondate multiple costituite non solo da acqua e fango ma anche da legname e detriti rocciosi. Un fenemono simile è stato riscontrato anche durante il disastro del Gleno del 1923. Mediamente l’ondata di piena generata dal crollo delle diga aveva una portata di almeno 450-500 metri cubi al secondo, circa 10 volte superiore a quelle piene ordinarie del torrente che paradossalmente la diga si prefiggeva di scongiurare.

Oltre alle numerose vittime, devastanti sono stati gli effetti sui sopravvissuti: più di centro case distrutte e alcune importanti stabilimenti per la lavorazione del legno e del vetro furono costretti a chiudere con oltre un migliaio i disoccupati.

Valutazioni tecniche successive hanno certificato le inadeguate caratteristiche costruttive della diga che collassò 10 mesi dopo la sua ultimazione. In questo breve periodo, a causa dell’insufficiente impermeabilizzazione, l’acqua del lago si infiltrò inesorabilmente all’interno del corpo diga sino a generare una breccia che portò al collasso. Un ruolo non trascurabile venne giocato anche dalle caratteristiche dei terreni di fondazione che si rilevarono inadatti alla realizzazione dell’opera. Tuttavia dopo più di un decennio di vertenze legali i costruttori della diga e responsabili di vario tipo, vennero tutti scagionati in quanto ciò che avveniva dentro e sotto la diga non poteva essere valutato e previsto! I "predatori tedeschi" e i "saccheggiatori capitalisti" riuscirono ad evitare la galera.

Dal 1996 il sito della Diga di Bílá Desná è patrimonio culturale nazionale. La torre un tempo posta centralmente allo sbarramento, adesso svetta tra gli alberi della foresta, mentre la vecchia galleria di derivazione è abitata da colonie di pipistrelli.

 

 

 

Note a margine :

Fonti bibliografiche:

In genere preferisco parlare solo di eventi e luoghi che "ho toccato con mano" studiandoli e soprattutto visitandoli. Tuttavia la Boemia non è dietro l'angolo... se pure ne ho sentito parlare molto bene dal punto di vista turistico.

Comunque sia, dato che questo è un evento sconosciuto ai più, compreso il sottoscritto sino a poco tempo fa, ho deciso di riassumerlo. Esso presenta molte analogie rispetto al Disastro di Molare. D'altro canto, se si vuole produrre una catastrofe idraulica, sono poche le regole da seguire rigidamente e si basano tutte su: imperizia, ignoranza, avidità e sconsideratezza.

In rete sono presenti alcuni siti, quasi tutti in lingua ceca, che raccontato i fatti del disastro di Bílá Desná. Con l’ausilio del traduttore di google è possibile comprendere gli avvenimenti e le descrizioni.

In particolare è molto interessante la pagina contenuta nel sito della principale società di distribuzione di corrente elettrica “Pražská energetika”: http://mve.energetika.cz/ekologie/bila-desna.htm

Un’altra fonte di documentazione ed immagini d’archivio è una pagina web (in inglese) contenuta nel il sito del “Muzeum vyroby hracek” (Museo del giocattolo): http://www.muzeumvyrobyhracek.cz/en/dam

Anche il sito della città di Desná contiene una pagina dedicata alla sciagura: http://www.mesto-desna.cz/cz/pro-turisty/historie/katastrofa-na-bile-desne/

Nel sito dell'Associazione Civica Svornost è presente un'altra bella pagina sul disastro: http://www.svornost.com/18-zari-protrzeni-prehrady-desna-nejvetsi-katastrofa-sveho-druhu-v-cechach-1916/

Nel 2014 l’importante rivista internazionale “Geomorphology” ha pubblicato un articolo scientifico riguardante l’evento del 1916. Cliccando qui potete scaricarlo.

Esiste inoltre un libro sul disastro dal titolo "Jizerskohorské přehrady a katastrofa na Bílé Desné" scritto da Ladislav Žák e Al. edito nel 2006 da una casa editrice di Liberec. Naturalmente in ceco.

 

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