I tre quesiti posti dalla Procura del Re di Alessandria
ai Periti Giudiziali (Prof. Ing. V. Baggi e Prof. Ing. A. Comola) sono
riportati testualmente:
A.) Quali sieno state le cause che hanno determinato il crollo della
diga di ritenuta di Sella Zerbino del lago artificiale di Ortiglieto
di Molare e conseguente disastro a valle; e segnatamente se con cause
naturali abbiano concorso deficienze di progetto, di esecuzione o di
manutenzione dell'opera.
B.) Se i dispositivi di scarico di fondo e di superficie furono sufficientemente
previsti, se abbiano regolarmente funzionato, e in caso negativo per
quali cause.
C.) Quali mezzi di segnalazione fossero stati disposti, e se e come
abbiano nel caso funzionato.
L'elaborato del Prof. De Marchi riguarda esclusivamente i primi due.
La relazione cita testualmente le conclusioni a cui arrivarono di Periti
giudiziali (3 Febbraio 1936 e 20 Giugno 1936):
A.) Le cause determinanti il crollo della, diga di ritenuta di Sella
Zerbino del lago artificiale di Ortiglieto devono ricercarsi nell'imponente
afflusso dell'acqua che determinò la tracimazione della diga
e nella natura del terreno sul quale essa venne " costruita, terreno
che non corrispondeva alle condizioni indispensabili per erigervi con
sicurezza, una, diga, di ritenuta, sia " pure di limitata altezza.
Deficienze di progetto- per quanto riguarda la previsione della "
massima piena e deficienze di esecuzione per quanto riguarda le fondazioni
della diga hanno concorso a determinare il crollo.
B.) Deficienze nella previsione della massima piena hanno per conseguenza
condotto a deficienza dei dispositivi di scarico, deficienza aggravata
dal mancato funzionamento della valvola, a campana per ostruzione del
tubo di presa, prodotta dal fango, e dal mancato funzionamento dello
scarico di fondo che non fu aperto.
Il Prof. De Marchi già nella Premessa della sua Relazione "scopre
le carte" e da subito controbatte così ai due periti:
La prima delle due risposte contiene una certa contraddizione, laddove
afferma che le cause determinanti - che, cioè, provocarono -
il crollo della diga sono da, ricercare nell'imponente afflusso d'acqua
che ne determinò la tracimazione, nonchè nella natura
del terreno sul quale essa venne costruita, ma soggiunge poi che a determinare
il crollo hanno concorso deficienze di progetto per quanto riguarda
la previsione della massima. piena. Se infatti la tracimazione devesi
imputare alla imponenza dell'afflusso meteorico, non e più esatto
dire che le asserite deficienze abbiano concorso a determinare il crollo:
giacche, indipendentemente da esse, la sorte della diga, era da ritenere
decisa già nel momento in cui si pronunciò un evento meteorico
sufficiente a provocarne la tracimazione.
La tattica difensiva è proprio riassunta in quest'ultima frase:
l'imponenza dell'evento meteorico prevarica ogni altra considerazione
(
.la sorte della diga, era da ritenere decisa
.).
La relazione dei due periti aggiunge (cita il Prof. De Marchi):
I sottoscritti ritengono che lo studio preliminare diretto a far
conoscere la portata. di massima piena da assumere a base dei calcoli
dei dispositivi di scarico non sia stato esauriente, come l'importanza
dell'opera lo richiedeva
La deficienza della valutazione
della portata di piena è una colpa per le O.E.G.
Il Prof. De Marchi evidenzia la pochezza dei dati esposti per avvalorare
tale "grave" affermazione:
Perchè soltanto sulla base di sicuri indiscutibili dati di
fatto e di adeguati confronti potrebbe essere lecito mettere in gioco
il nome di un morto che a suo tempo godette buona fama, nell'ambiente
degli ingegneri costruttori di opere idrauliche
.
Probabilmente il morto in questione è l'Ing. Zunini.
La relazione prosegue con alcuni capitoli atti
alla dimostrazione dell'eccezionalità dell'evento pluviometrico
(
.prima del 13 agosto 1935 mancava ogni esperienza che valesse
a dimostrare l'insufficienza delle previsioni compiute dai progettisti
dell'impianto di Molare.). A tali disquisizioni giocò evidentemente
un ruolo importante la pubblicazione del II° fascicolo del 1936
della rivista "Reveu de Géographie Alpine" ed
intitolato "Ecroulement d'un barrage sur l'Orba en Italie, le
13 Aout 1935" e scritto dall'Ing. M. Visentini (Direttore dell'Ufficio
Idrografico del Po). Altri contributi alla causa arrivarono involontariamente
da altre pubblicazioni anche nazionali. Una di esse fu pubblicata negli
"Annali dei Lavori Pubblici del 1933" con il titolo
"La massima precipitazione in 24 ore" del Prof. F.
Eridia (capo dell'Ufficio Presagi (!!!) della R. Aeronautica) e viene
citata dal Prof. De Marchi:
In Europa va ricordata come massima precipitazione in 24 ore quella
del 19 novembre 1906 di mm. 440,8 avvenuta a Crknce (Bocche di Cattaro).
E' un po' superiore quella notata a Riposto (Catania) il 17 novembre
1908 che fu di mm. 465. Nell'alluvione delle Venezie del 10 settembre
1920 si ebbero mm. 431 a Tramonti di Sotto. Nell'alluvione del febbraio
1931 in Sicilia si notarono il giorno 22 a Pioppo mm. 411 e a Palermo
306. Si può dire quindi che le massime precipitazioni in 24 ore
nel bacino del Mediterraneo raramente superano i mm. 450.
I valori pluviometrici riscontrati in Loc. Lavagnina e Loc. Rossiglione
superarono i 500 mm. Nel primo caso il valore fu di 554 mm ottenuti
da una precipitazione continua in sole 8 ore.
Successivamente la relazione riporta la seguente stima:
L'altezza media della pioggia sul bacino risulta di 389 mm, e il
volume liquido che nel giro di poco più di otto ore di abbattè
sull'area di 141 kmq, sottesa dalla diga di Bric Zerbino, ammontò
ad oltre 54 milioni di mc, circa tre volte la capacità utile
del lago artificiale ...... La punta di piena risultò quindi
circa tripla della portata erogabile dall'insieme degli scaricatori
e più che doppia del valore più elevato fra
quelli forniti dalle varie formule riportate
che in precedenza
erano generalmente adottate per il calcolo della massima piena prevedibile
da un bacino idrografico.
Segue poi una breve cronistoria su eventi pluviometrici precedenti.
A tal proposito va sottolineato che la relazione peritale fa riferimento
a precedenti eventi del Giugno 1915 (che interessò direttamente
l'Alta Valle Orba) e del Settembre 1915 (Riviera Ligure di Levante)
che si abbattete nella Valle Orba e che causò una piena rilevante.
I Periti Giudiziali forniscono dati poco esaurienti che vengono "smontati"
dal Prof. De Marchi, che anzi il utilizza come metro di paragone con
l'evento del 1935 sottolineandone ancora di più l'eccezionalità
dell'evento in questione:
Il nubifragio abbattutosi sul Bacino dell'Orba il 13 Agosto 1935 manca
di precedenti con esso paragonabili. Esso devesi considerare come almeno
2 volte più intenso del massimo fra i nubifragi conosciuti che
abbiano mai investito lo stesso bacino in precedente
Stesso discorso per la relativa piena. Qui di
seguito sono sintetizzate le conclusioni a cui arrivò il Prof.
De Marchi:
Gli organi di smaltimento delle piene dal lago di Ortiglieto erano
stati commisurati con notevole larghezza rispetto alla capacita degli
organi analoghi installati in TUTTI i laghi artificiali, sia degli Appennini
Settentrionali, sia delle Alpi
.Fra le pubblicazioni esaminate
sono compresi un trattato del perito prof. ing. Baggi ed una monografia
del perito prof. ing. Comola
. (!!!!)
al tempo della
costruzione della Diga di Sella Zerbino, le opere di scarico delle piene
dai laghi artificiali non venivano commisurate a portate superiori alle
massime prevedibili: come confermano le stesse pubblicazioni dei Periti
..Vale
a dire con non vi era margine di sicurezza al di là delle massime
piene registrate nelle serie storiche (serie molto limitate nel tempo!).
A questa mia puntualizzazione il Prof. De Marchi ribatte immediatamente
gli scaricatori di questo serbatoio avrebbero dovuto
essere commisurati ad una portata superiore notevolmente alle massime
piene del Tevere a Roma e dell'Adige a Verona, inferiore soltanto, ma
non molto, alla massima piena storica del Po a Pontelagoscuro
.
che il valore adottato per la capacità degli scaricatori di piena
del lago di Ortiglieto fosse conforme ai canoni universalmente accettati
prima del disastro, e confermato dal fatto che esso ha avuto incondizionata
approvazione per parte degli Organi Statali di controllo e, in specie,
per parte della Commissione per la verifica delle dighe di ritenuta,
istituita nel 1923, dopo il luttuoso crollo del Gleno
Il Prof. De Marchi conclude la sua relazione:
Il nubifragio del 13 Agosto del 1935 ha superato tutti gli analoghi
eventi che erano stati precedentemente osservati, non solo nella Regione
Liguria, ma in Italia e nell'Intera Europa. Da quando la pioggia forma
oggetto di metodiche misure, cioè da oltre due secoli, li ha
superati per quantità di pioggia caduta e per la sua inusitata
intensità. Esso ha dato luogo, nell'Orba e nei suoi affluenti,
a piene enormi, da due o tre volte più grandi delle massime verificate
in precedenza. Una piena di siffatta intensità per un bacino
della estensione di 141 kmq fino al 13 Agosto 1935 non era entrata mai
nel campo delle previsioni tecniche. Era, quindi, inevitabile che gli
scaricatori dei quali il lago di Ortiglieto era stato dotato risultassero
insufficienti a darle sfogo e che le dighe venissero tracimate
..Questa
insufficienza, invece, non fu che la dolorosa conseguenza di un evento
straordinario, che trovò impreparata la tecnica del tempo: tecnica
inevitabilmente determinata dalle nozioni di cui disponeva, ma professata.
e praticata, ovunque e. da tutti, compresi i Periti. Il crollo della,
Diga di Sella Zerbino è venuto a ricordare ancora, una volta.
ai progettisti e costruttori che le forze naturali sfuggono all'umano
controllo, e che di fronte ad esse i mezzi di cui l' uomo dispone sono
sempre limitati e modesti. Le sue vittime si sono aggiunte alle innumerevoli
delle quali è seminato il faticoso cammino del lavoro umano,
e che segnano le tappe dolorose di ogni suo progresso.
Quest'ultime affermazioni fanno capire che da
allora sono passati quasi 70 anni. Non voglio comunque entrare nel merito
dell'eticità di tali asserzioni poiché tempi e regimi
sono (o comunque sembrano) cambiati.