Perchè il nome “San Luca” ?
Sarebbe forse meglio chiedersi “Da quando questa frazione si chiama San Luca?”. Questo perchè
anticamente la frazione veniva chiamata “Le Cavonne”. I primi abitanti della zona furono infatti i Cavanna (cognome molto comune in provincia di Alessandria) che si insediarono in questo tratto della Valle Orba a partire dal 1500.

La chiesa di San Luca (cartolina anni '50) |
Ad attrarre questa famiglia fu senza ombra di dubbio la grande abbondanza di castagne che, rappresentavano il principale alimento di queste zone. Inoltre l’enorme quantità di legname di cui si poteva disporre, consentiva la produzione di carbone la realizzazione di manufatti facilmente “monetizzabili”, primi fra tutti i pali per la coltivazione della vite.
Furono proprio i Cavanna che vollero costruire una piccola cappella nella quale veniva celebrata la messa ogni domenica. Ai tempi le esigenze dello spirito contavano almeno quanto quelle del corpo. La storia della località “Cavonne” ebbe una svolta definitiva intorno al 1700 quando altre due famiglie vi si trasferirono definitivamente: i Pesce ed gli Zunino. L’attività boschiva divenne, per così dire, più intensiva, con l’innesto di grandi quantità di alberi di castagna, ed il taglio di legname “esportato” sia a Molare ed Ovada ma anche a Genova. La borgata andava sviluppandosi velocemente con la realizzazione di numerose abitazioni in pietra (oltre naturalmente agli aberghi cioè locali sparsi per i boschi adibiti all’essicamento delle castagne). Anche l’agricoltura e l’allevamento di bestiame si sviluppò velocemente.
Furono gli abitanti di San Luca a realizzare e sistemare l’unica possibile via di comunicazione con Molare e cioè “la strada dei tre aberghi” (cliccare qui per visionare il tracciato) che della borgata giungeva al Santuario delle Rocche Questa via ne incrociava un’altra direttrice, ai tempi molto importante, vale a dire quella per la vicina Frazione Bandita. Il bivio era ed è ancora posizionato in Loc. Crocette dove un tempo esisteva addirittura un’osteria.
Erano tempi di “vacche grasse”. La famiglia Pesce fece costruire il cimitero, il campanile ed ampliò in la Chiesa che fu dedicata a San Luca. La tradizione, tramandata oralmente narra che una famiglia benestante regalò alla comunità delle Cavonne un quadro raffigurante San Luca ancor oggi presente all’interno della chiesa. Forse fu allora (probabilmente nella metà del 1800) che la popolazione decise di cambiare il nome del paese. Esiste una seconda ipotesi che ritiene la donazione del quadro un indizio del fatto che la borgata avesse assunto in passato già il nome del Santo. Quest’ultimo infatti è l’unico dei quattro Evangelisti a soffermarsi ampiamente sulla vita agreste e pastorale che avrebbe caratterizzato l’infanzia di Cristo. Tale “quadretto” ben si addiceva alla località “le Cavonne”, ed è quindi plausibile, che un sacerdote (magari uno dei primi a proferir il sacro verbo nella chiesetta) abbia proposto il nome di San Luca.
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Il Cristo di San Luca così importante nella storia della
frazione (da "Ay Cavonne, ‘na vota .... – A San Luca, una volta)
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Un altro evento destinato a caratterizzare la storia di San Luca fu una donazione da parte di Pesce Pietro di un crocifisso. Questa persona vissuta nei primi anni del Novecento emigrò in America per poi tornare nella frazione ringraziando il cielo della buona sorte avuta. La donazione avvenne una prima domenica di luglio, per cui da allora, la prima domenica di luglio si festeggia la ricorrenza con una processione ed una festa paesana: la Festa del Cristo. Una curiosità è che durante le primissime processioni era lo stesso Pesce Pietro a portare il Cristo in giro per il paesino.
Nei primi anni del Novecento San Luca poteva dirsi in tutto e per tutto “un bel paesino” popolato da una quarantina di famiglie con una scuola per la licenza elementare e addirittura tre osterie (quest’ultime più di ogni altro sono dimostrazione dei “bei tempi passati”). Tutti gli abitanti, comprese le donne ed i bambini partecipavano attivamente alla vita rurale della comunità che trovava la sua massima espressione e profitto, da numerosi mercati che si radunavano nei paesi circostanti come Olbicella, Bandita, Tiglieto, Rossiglione e Molare. Prodotti come il legname, il latte ed i suoi derivati, le uova, la frutta e la verdura sino al baco da seta ed ai bovini erano fonte di un reddito che comunque variava di stagione in stagione a seconda di “come tiravano i venti”.
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Le portatrici di sabbia durante la realizzazione dell''Invaso
di Ortiglieto negli anni '20. Molte di esse erano di San Luca.
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Il tempo passava scandito dal ritmo delle stagioni sin quando i venti di mare non trasportarono a San Luca una grande novità: una società della grande e lontana città di Genova avrebbe di lì a poco costruito una Diga ed un grande lago avrebbe “bagnato i piedi” di San Luca. Tra il 1920 ed il 1925, mentre i prigionieri della Grande Guerra erano indaffarati a picconare le non troppo compatte rocce della zona per realizzare la strada che dal Santuario delle Rocche conduceva a Sella Zerbino ed alla futura diga, le donne di San Luca trasportavano in grandi ceste la ghiaia necessaria alle costruzioni.
Ma la grande svolta per la storia di San Luca avvenne intorno al 1930 quando tutta la comunità partecipò alla realizzazione della strada che avrebbe collegato la frazione alla nuova strada per Olbicella. Che emozione il ricordo della prima automobile che transitò a San Luca: quella dei Duchi di Olbicella !
Ormai, raggiungere Molare ed Ovada era molto più comodo rispetto alla vecchia mulattiera dei Tre Aberghi ed i carri ancora a trazione animale potevano trasportare maggiori quantità da materie e più velocemente. Era anche più veloce raggiunge la Stazione Ferroviaria di Molare e quindi la stessa città do Genova non era più un lontano miraggio. Ciò avrebbe influito in modo determinante sulla vita dei valligiani. Pur rimanendo preponderante l’attività agricola, molte persone andavano a lavorare in città, a Genova, nel porto o nelle cave.
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La Chiesa d'inverno
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Altri emigravano come “segantini” in Francia, mentre le ragazze andavano a fare le donne di servizio presso le famiglie più agiate. Le donne più anziane badavano alla case, facevano il bucato con la cenere bollita, e portavano il bestiame ad abbeverarsi nelle acque del Rio Meri. Ormai il tempo era scandito non più solamente dal ritmo stagionale ma anche dagli orari dei treni ..... Ciò nonostante la Frazione di San Luca rimaneva appesa al suo tempo, ai suoi ritmi agresti, ai matrimoni ed alle Prime Comunioni le quali erano occasioni di feste, brindisi e serate danzanti. Ed ora, in questo mondo dove ormai tutto deve viaggiare e vivere ad unisono, San Luca sembra assopita ad un ricordo sempre più lontano e quindi sempre più prezioso.
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