Nel periodo compreso tra il 1895 ed il 1899 il Prof. Ing. LUIGI ZUNINI del Sassello (prov. SV) e Preside del Politecnico di Milano, pubblicò una serie di progetti di fattibilità per lo sfruttamento idroelettrico nella Valle Torrente Orba.
Inizialmente, nel 1895, il primissimo progetto di sfruttamento delle acque del Torrente Orba prevedeva l'utilizzo delle stesso a solo scopo idropotabile. Questo progetto di derivazione innescò una serie di furibonde polemiche nella valle anche in considerazione del fatto che l'utilizzo idropotabile era ad esclusivo beneficio della Liguria. Ciò portò alla costituzione di un consorzio per la tutela dei diritte dei comuni della Valle Orba tra cui Ovada e Molare il cui sindaco, il Sig. Pesce Matteo, capeggiò la protesta.
Di fronte all'opposizione del consorzio (il quale istituì anche in comitato di vigilanza) l'Ing. Zunini, amministratore della Società Forze Idrauliche della Liguria, produsse una serie di nuovi progetti che contemplavano la produzione idroelettrica a favore dei "facinorosi" Comuni oltre che l'utilizzo potabile a favore della Liguria. Questo "tiro e molla" proseguì per alcuni anni sino a quando, nel 1906, venne ottenuta una prima concessione giustificata non più dalla necessità idropotabile ligure bensì dalla richiesta di elettricità per la linea ferroviaria Ovada-Acqui Terme. Questa concessione fu però successivamente decaduta per "ragioni fiscali-burocratiche". Quest'ultime altro non costituivano che l'inadempienza della Società Forze Idrauliche della Liguria rispetto a due convenzioni stipulate con Molare e che riguardava l'uso in parte gratuito di energia elettrica e la realizzazione della strada per Olbicella. Essa avrebbe costituito un'importante via di comunicazione tra il paese e Rossiglione grazie all'attraversamento del Torrente Orba in corrispondenza della Diga.
 
Sezioni trasfersali di progetto (L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol.2 1925)
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Vista in pianta (L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol.2 1925)
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Vista da valle (L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol.2 1925)

Vista da monte (L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol.2 1925)
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Questa convenzione fu ragione di continui attriti tra l'amministrazione Comunale e la società. La controversia si concentrava sull'edificazione del ponte di Frazione Madonna delle Rocche che avrebbe consentito l'attraversamento di un affluente del Torrente Orba: il Rio Amione.
La situazione precipitò quando la prima concessione venne revocata nel 1912 per essere girata nel 1916 alle Officine Elettriche Genovesi (O.E.G.) le quali considerarono nulli i precedenti accordi tra le parti. Seguirono tra il 1922 e 1926 una serie di controversie sino alla sentenza della Corte d'appello di Torino del 1926 (la Diga era già funzionante!) con un accordo tra le parti.
Nel 1916 venne quindi presentata una nuova domanda di concessione relativa ad un nuovo progetto che prevedeva un sensibile incremento dell'invaso pur mantenendo sostanzialmente inalterate l'ubicazione e la disposizione degli elementi progettuali originali. L'erogazione iniziale prevista di 2000 l/sec di acqua passò a 2500 I/sec con una potenza nominale di 24.000 Hp (contro gli iniziali 2411 Hp previsti come forza motrice). Tale incremento risultò possibile aumentando l'altezza dello sbarramento di 13 m (47 m complessivi) pur rimanendo invariati gli altri parametri ed in particolare spessore e curvatura. La capacità di scarico dell'opera era complessivamente di 855 mc/sec.
Il "nuovo progetto" fu redatto dall'Ing. VITTORIO GIANFRANCESCHI a cui venne affidata anche la direzione dei lavori coadiuvato da tal Sig. Magnocavallo. Come è facile prevedere durante il primo periodo i lavori furono fortemente ostacolati da gravi difficoltà economiche e di reperimento di manodopera e materie prime a causa dello scoppio del primo conflitto mondiale. Già a partire del 1922 e nel successivo biennio le operazioni procedettero spedite anche grazie alla nuova direzione generale assunta dalle O.E.G., in capo al Presidente del Consiglio di Amministrazione Ing. Tito Gonzales.

Diga in via di ultimazione (messa in opere della valvola a campana e sifoni autolivellanti (L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol.2 1925)
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Vista da monte ad invaso pieno
(L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol.2 1925)
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Nel Gennaio 1925 l'impianto di Molare entrò in funzione.
Vengono riportati quì di seguito alcuni dati tecnici dell'opera configurata come diga a gravità ad andamento planoaltimetrico ad arco di cerchio (raggio circa 200 m):

Vista da valle (L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol.2 1925).
Gli operai sulla sinistra dell'inquadratura erano impegnati
alla realizzazione dello sfioratore
(ultima opera della diga ad essere eseguita).
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quota di massimo invaso 322 m s.l.m.
altezza massima sul livello di magra circa 47 m
n° 12 scaricatori superficiali o sifoni in cemento armato con portata complessiva di 500 mc/sec ad innesco automatico (sistema Heyn) e sezione rettangolare 2 x 3 m. L'innesco automatico avveniva a gruppi di 3 allorquando i livello superava quota 322 m;
sfioratore di superficie a stramazzo in sponda destra (capacità 150 mc/sec );
scaricatore di fondo costiuito da un tubo di lamiera di ferro (diam. 1.80 m) posizionato nel centro della diga alla quota di 280 m e munito di valvola a farfalla (capacità 55 mc/sec);
scaricatore semiprofondo con valvola a campana (quota 295.50 m) con portata di 150 mc/sec.