IL DISASTRO DI MOLARE

LA CENTRALE ELETTRICA

 

 

LA CENTRALE ELETTRICA

 

 

 

 

La centrale elettrica era posizionata circa 3 km a valle dagli sbarramenti in Loc. Cerreto (Frazione di Madonna delle Rocche).
L'acqua dal lago veniva convogliata per mezzo di una galleria scavata nella roccia (galleria di carico) in un pozzo piezometrico posizionato sulla sommità di un rilievo dominante la centrale elettrica. Da tale pozzo partiva la condotta forzata in acciaio terminante nella centrale elettrica. Viene quì di seguito riportata una sintetica descrizione dell'impianto:

Centrale elettrica (L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol.2 1925)

 

Diga di compensazione e la casa del guardiano Sig. Salvatore Quintavalle. Da quì il nome dell'odierno Lago di Salvatore (L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol.2 1925)

Galleria di carico: funzionante sottopressione di lunghezza pari a 2722 m, pendenza pari 0,001 e diametro interno di 3 m. L'opera fu realizzata in 8 attacchi (2 agli estremi e 6 intermedi) e gran parte della manodopera fu recuperata in loco. Attualmente sono ancora visibili alcune discariche del materiale di risulta così come sono ancora presenti 3 cunicoli laterali per l'ispezione. L'imbocco della galleria era posizionato a poche decine di metri ad Est della Diga Secondaria.

Pozzo piezometrico: funzionante con il principio dei vasi comunicanti ed avente diametro pari a 10 mt (nella parte sommitale 16 m) e profondità di circa 43 m.

Condotta forzata: costituita da un tubo in acciaio di lunghezza complessiva pari a 423 mt ha origine nella galleria di carico a circa 30 mt dal pozzo piezometrico. Il diametro risulta di 2.5 m (pari a 3 m in corrispondenza dell'innesto con la galleria di carico) mentre la sua pendenza è variabile. All'estremità inferiore, in corrispondenza della centrale elettrica la tubazione è munita di 4 diramazioni alimentanti altrettante turbine.

Centrale elettrica: ubicata sull'alveo sinistro del T.Orba era dotata di turbine Tipo Francis doppie a reazione accoppiate a tandem. Due gruppi di turbo alternatori trifase erano accoppiati direttamente ai due gruppi di turbine della potenza in esercizio continuo di 14.000 KVA. Lo scarico nell'Orba avveniva tramite apposito canale in calcestruzzo.

Diga di compensazione: costruita a valle dello scarico aveva la funzione di regolare i regimi idrici del torrente a seguito della restituzione dalla centrale.

Per quanto attiene direttamente la Centrale Elettrica, venne presumibilmente realizzata intorno agli anni 1923-1924 (anche se i primi sbancamenti vennero effettuati già del 1915) con progetto a firma dell'Arch. Piero Portaluppi ( in parte pubblicato nel 1924 nella rivista specialistica AEDILITIA). Quest'ultimo fu autore di una serie innumerevole di progetti per centrali elettriche tra il 1915 ed il 1930. Tra i più estrosi, eclettici e moderni progettisti dell'epoca realizzò a Molare un progetto che fondeva sapientemente forme all'avanguardia per l'epoca ad un rigoroso rispetto per il contesto circostante. Il pregevole progetto fu però in fase di realizzazione variato in vari sostanziali tratti e l'opera finita si presentò meno affascinante ma comunque assai imponente.

Schema semplificato dell'impianto: l'acqua del Lago percorreva la galleria di carico, arrivava al pozzo piezometrico e da lì convogliata nella condotta forzata che alimentava la Centrale elettrica (L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol.2 1925 modificato)

 

La galleria di carico subì nel corso "dell'evoluzione progettuale" sostanziali modifiche nel tracciato. L'Ing. Zunini concepì un tracciato solo parzialmente in sotterranea che seguiva grosso modo e con appropriata pendenza le curve di livello del versante sinistro della Valle Orba. Ne conseguiva un andamento assai tortuoso e più lungo di quello effettivamente realizzato. Come già evidenziato dall'Ing. Andrea Cannonero all'interno del suo articolo "Il crollo della diga secondaria del serbatoio di Ortiglieto" e datato novembre 1935 "........ anche la galleria di carico dell'impianto idroelettrico di Molare è stata scavata in gran parte attraverso rocce frantumate e friabili, che ne resero necessario il rivestimento con un involucro di cemento armato". Tale rivestimento non era stato inizialmente computato nei capitolati di spesa poichè si riteneva che le rocce attraversate sarebbero state molto compatte e non " ....... rocce di natura serpentinosa, ma di compattezza molto variabile in molti tratti, assai tenera, con intercalate zone di materia completamente sciolta e spingente ......" come riportato nella pubblicazione L'Energia Elettrica Fasc. XII Vol. 2 del 1925 nella quale però alla pagina precedente si era affermato che la Sella Zerbino era " ....... costituita da solida roccia raggiunta in tutte le sue parti dalla fondazione ......." della Diga Secondaria !