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Il Castello Gaioli-Boidi, o Castello Chiabrera e più semplicemente Il Castello di Molare (da non confondere però con il Castrum de Molariis di cui purtroppo attualmente non esistono immagini) rappresenta senza ombra di dubbio, assieme al Ponte di Molare, l’elemento più caratterizzante del nostro paese. Ma come lo si può mirare oggi giorno è il frutto di varie modifiche edilizie. Molte fonti tendono ad attribuire al noto Architetto Alfredo d'Andrade (Lisbona, 26 agosto 1839 – Genova, 30 novembre 1915) la paternità di tali ristrutturazioni. Nella realtà non sembra essere presente alcun documento che attesti tale attribuzione.
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L’attuale Castello di Molare nasce come “casa-forte”, di dimensioni più ridotte, nella seconda metà del ‘500. Ne resta prova la data su una pietra angolare dell’iniziale muro perimetrale. E’ comunque casa rurale in quanto i Gaioli in quell’epoca hanno la loro abituale residenza all’interno delle mura malaspiniane del paese, dapprima in contrada Valsorita e successivamente nel loro palazzo di contrada Airali. Nei secoli XVII e XVIII subisce notevoli e progressivi ampliamenti e viene creato un giardino all’interno delle mura perimetrali con l’impianto di diverse essenze divenute oggi secolari. Sempre nello stesso periodo avvengono rimaneggiamenti interni quali la creazione di uno scalone padronale, di una citroniera, di un ampio salone di rappresentanza e la ristrutturazione di una preesistente sala in stile rococò.
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Il Castello di Molare, con le sue torri ostenta un glorioso passato fatto non di battaglie ma di grandi imprese edilizie volte non solo al suo look ma che cambiarono l’assetto urbanistico del Paese. La seconda metà dell’800 è ricco di grandi trasformazioni edilizie: la realizzazione della Piazza, del Palazzo Tornielli, del Ponte di Molare, l’ultimazione dell’interno della Chiesa, l’ampliamento del Municipio, la nuova viabilità (Corso Saracco) sono solo alcune delle “grandi opere” realizzate con il contributo delle famiglie signorili ed anche della popolazione comune. |
Nel XIX° secolo, trasferendo la loro dimora dalla contrada Airali al Castello, continuano le trasformazioni. Per dare respiro al portale d’accesso dell’edificio, vengono abbattute alcune case e viene così creata l’attuale Piazzetta Gaioli-Boidi. All’interno il pittore Pietro Ivaldi detto “il Muto” affresca, in concomitanza con le decorazioni della Parrocchia di N.S. delle Pieve, i soffitti di due camere. Nella seconda metà dell’800, con due interventi successivi distanziati tra loro non più di venti anni, viene profondamente mutato l’aspetto esterno del Castello. Tali opere, consistenti principalmente nella modificazione della merlatura e nella sopraelevazione delle torri, di sicura ispirazione dandradesca, anche se non è certa la sua partecipazione al progetto, sono puntualmente testimoniante dalle fotografie scattate attorno al 1885, fortuitamente ritrovate in epoca recente e qui pubblicate.
Da aggiungere che durante tali lavori di ristrutturazione del 1880-1885 si verifica un fatto miracoloso. Un muratore, caduto dalla sommità di un’impalcatura, rimane praticamente illeso. Attribuita tale fortunata circostanza all’intervento della Madonna delle Rocche, viene dipinto un ex voto che è tutt’oggi esposto al Santuario.
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Una cosa sembra certa: la prima fotografia scattata a Molare (o Mollare secondo il Casalis) è datata 1869-1970. Non male se si pensa che questo straordinario strumento aveva pochi decenni di vita (e non c’era ebay per poterla comprare on-line....).
Fu con molta probabilità il Conte Gaioli a sperimentare il miracolo tecnologico raffigurando ciò che di più caro possedeva: il suo castello.
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La famiglia Gaioli:
Viene per la prima volta documentata in Molare attorno alla metà del ‘500 nella persona di Giovanni, marito di Beatrice e padre di cinque figli, tre dei quali sposano una Tornielli, una Terragni ed un Cazzuli. Ciò fa propendere per relazioni parentali già ben consolidate e quindi ad una loro presenza in Molare anche nei decenni precedenti. Ed infatti secondo una tradizione di famiglia, luogo di provenienza è il comune di Gaiola, nei pressi di Demonte in provincia di Cuneo, luogo al quale si fa risalire anche il cognome. Da Gaiola, si racconta, cacciati dalla popolazione inferocita dalle loro angherie, si trasferirono a Molare alla fine del ‘300, approfittando della presenza alla Badia di Tiglieto, come Abate, di Gaspare de’ Gaioli, loro parente.
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Alcune delle foto quì riportate risalgono al 1869-70 (stiamo parlando di immagini di Molare di circa 140 anni fa !!) e penso non abbiano bisogno di commenti.
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Tra le figure eminenti della famiglia degne di menzione troviamo:
LUCA (n. 1626) Sacerdote, Consigliere del Duca di Mantova, che interviene nella questione relativa al furto di documenti della comunità (1664) e in una disputa sui confini tra Molare e Cremolino.
GIOVANNI BATTISTA (n. 1682) Notaio, che sposa Anna Maria Cazzuli e con il matrimonio pone termine alle volubili lotte tra le famiglie che duravano ormai da decenni.
GIOVANNI BATTISTA (n. 1742) Religioso Domenicano, che con il nome di Fra Giacinto dei Predicatori viene nominato Priore del Convento di Bosco Marengo (fondato da S. Pio V° Ghisleri) nel breve periodo tra l’omonima battaglia e la soppressione del Convento ad opera di Napoleone Bonaparte. Ritiratosi a Molare, dona alla parrocchia la Santa Spina di N.S. ed altri oggetti sacri.
DOMENICO EMANUELE (n. 1747) fratello del precedente, Sindaco di Molare, che sposa Carlotta Cermelli Inviziati, nipote di Gaspare Boidi Ardizzone. Quest’ultimo, Barone dell’impero napoleonico, lascia erede delle sue sostanze GIUSEPPE, figlio di Domenico Emanuele e investito di titolo di conte nel 1835, che aggiunge al suo il cognome di BOIDI per espressa volontà del prozio. La famiglia si estingue nella persona di Gabrio (1869 – 1935), ultimo di tre fratelli scapoli e senza prole, che lascia sostanze e cognomi a suo cugino CESARE CHIABRERA CASTELLI di Acqui Terme.
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Il Conte Gabrio Gaioli Boidi, morto nell'anno di sventura 1935, fu assistito negli ultimi giorni di vita dal suo maggiordomo Raffaghello Giuseppe, nonno materno di Domenico Bonaria, bisnonno di Emilio Bonaria e quindi trisnonno del quì presente e scrivente Vittorio Bonaria.
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Le famiglie molaresi
Al momento dell’impianto dei registri parrocchiali di nascite, matrimoni e morti (circa 1580) esistono in paese una settantina di nuclei famigliari per una popolazione totale, nel 1604, di circa 324 abitanti. Tra le famiglie più antiche, molte delle quali oggi esistenti o trasferitesi in altri luoghi, possiamo citare: BARBERIS, BONARIA, BOTTINO, CAVATORE, CAZZULI, DANIELLI, GAIOLI, MOLINARI, MOSCHENI, NEGRINI, PERUZZI, SCARAGLI, TERRAGNI, TORNIELLI.
I Cazzuli (diminutivo Cacul) già presenti in Campale nel primi anni del ‘200. Le genealogie di tali famiglie sono state studiate a metà del ‘900 da PAOLO CHIABRERA CASTELLI, che ha lasciato un volume manoscritto ed inedito (“Genealogie delle famiglie molaresi”) per il periodo che va dalla fine del ‘500 alla prima metà dell’800.
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I diritti delle fotografie esposte in questa pagina sono detenuti dal legittimo proprietario e cioè il Sig. Cesare Chiabrera Castelli. Il loro utilizzo è dunque subordinato al Suo consenso. Ne fanno eccezione le immagini del castello datate 1900, 1915, 1940 e 1960 essendo esse cartoline postali e naturalmente la fotografia dell'exvoto appartenente alla Banca Dati ex-voto piemontesi di Renato Grimaldi e Roberto Trinchero (CNR)
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