M\OLARE- VEDUTA DALLA SCALINATA DEL SANTUARIO (1937-1939)
VIAGGIATA nel 1946; ED. ERNESTO MAINERI
M\OLARE- DAL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE ROCCHE (1938-1940)
VIAGGIATA nel 1941; ED. ERNESTO MAINERI
Queste due immagini furono scattate a non più di due anni di distanza l’una dall’altra tra il 1937 ed il 1940. Tra le tantissime cartoline della Frazione Madonna delle Rocche, queste sono assai particolari, perchè il fotografo, Maineri di Ovada, sale sul campanile del Santuario e riprende il lungo viale di accesso che, nella seconda cartolina, è stato appena sistemato a nuovo così come l’edificio in primo piano in basso a sinistra, sede dell’Azione Cattolica. Interessante notare che la cartolina più antica riporta erroneamente la dicitura “Veduta dalla scalinata del Santuario”. Naturalmente, se la scalinata fosse così alta da consentire la panoramica ripresa dal fotografo, più che per un Santuario della Madonna, le Rocche sarebbero conosciute per la presenza di una sorta di piramide Maya.....
Ben visibile è il piccolo agglomerato urbano della frazione. La locanda di Battistin (infondo al viale sulla sinistra) è in fase di realizzazione nella prima cartolina ed ultimata nella seconda. Sono poi individuabili in entrambe la Scuola Raggio e C.na Meleto posizionate lungo la strada per Molare. Sulla sinistra delle cartolina sono ben visibili Loc. Terio, la borgata Cànova e Borgo Peruzzi; quest’ultimo in prossimità del bosco che nasconde Villa Campale. Lungo la dorsale collinare che caratterizza lo sfondo delle immagini si vede C.na Carlotta mentre nell’estremità di destra è appena visibile la chiesetta di San Giuseppe alle porte di Molare. Il profilo topografico delle colline mette in evidenze un “cocuzzolo” centrale corrispondente all’agglomerato di Cremolino nonchè, sulla sinistra, quello della Madonna della Brucieta. Sfortunatamente ai tempi le macchine fotografiche non erano ancora ottimizzate per le panoramiche.
Le due cartoline sono animatissime: nella prima, scattata nella tarda mattinata di una Domenica la gente si accinge a raggiungere a gruppi ben circoscritti il Santuario. Interessante notare che il primo figurante a centro viale sta raggiungendo il Santuario su un cavallo. La figura non è molto chiara ma dalle dimensioni è possibile ipotizzare che si tratti di una ragazzino in groppa ad un pony. L’appariscente cappello fa presumere che si tratti di un nobile. Assai più compassata sembra essere la gente (sarebbe meglio dire la folla) raffigurata nella cartolina del 1939-40. Per prima cosa l’orario è differente: le ombre indicano che la foto è stata scattata nel primo pomeriggio di un’assolata giornata di festa. Non è impossibile ipotizzare l’esatto giorno: l’8 Settembre.
Ai tempi si organizzavano addirittura treni speciali da Genova ed Acqui Terme grazie ai quali centinaia di pellegrini arrivavano dai paesi circostanti per una giornata condivisa fra preghiera e festività popolare. E’ proprio in questo periodo, nel quale il Santuario della Madonna delle Rocche raggiunge l’apogeo della celebrità. Inoltre, nel 1939, dopo una lunga battaglia giuridica tra il Comune di Molare e la Curia, venne definitivamente affidata la proprietà del Santuario ai Padri Passionisti.
Un'evidente differenza tra le due fotografie è rappresentata dalla vegetazione che nel primo caso è rigogliosa (primavera – estate) mentre nel secondo caso l’ambientazione sembrerebbe invernale. Per tale ragione verrebbe da chiedersi se la festa che caratterizza le strade delle cartolina più recente, sia in realtà qualche altra manifestazione. Infatti, da sempre, oltre alla già citata celebrazione in onore della Madonna, alle Rocche si celebra con tanto di banchetti anche il Lunedì di Pasqua che nel 1937 cadde in un periodo ancora invernale: il 29 di Marzo.
La prima cartolina venne probabilmente inviata all’intero d una busta poiché manca di affrancatura e timbro postale e soprattutto per un’esigenza di privacy dato il forte contenuto: “Molare, 23.9.46 – Mia caro (omissis) ; Il mio primo ricordo giunta a Molare è stato per Te perché il mio pensiero sei solo Te. Con tutto se non mi credi mai, a che ora sei arrivato a casa ? Quanto eri stanco, troppi sacrifici per me, ma se di volerti bene ti posso essere riconoscente ti giuro che di più non ti posso amare. Ai sentito che già è venuta l’ora di vendemmiare ? Però spero Domenica di essere già a casa. Se vado prima di Domenica scrivo ancora, siamo intesi? Dunque vieni solo che mi trovi lo stesso. Ti saluto caramente tua (omissis), tantissimi bacini…..”
La cartolina più recente fu invece spedita da Terio il 20 settembre 1941 verso Acqui con un semplice “Grazie, cari ricordi, ricambio auguri e saluti“.
Un’ultimissima curiosità: nonostante sia indubbio che l’immagine della prima cartolina sia, anche se di poco, antecedente alla seconda, quest’ultima fu data alle stampe nel 1940, un anno prima rispetto all’altra. (inserite 01.06.2008) |