Se è vero che un'immagine vale mille parole, una cartolina ne vale ancor di più. La cartolina è un'immagine che viaggia nel tempo ed ha viaggiato nello spazio.
Sono finestre aperte verso il passato ed inquadrano luoghi che non ci sono più o che sono radicalmente mutati, persone che hanno vissuto intere vite di cui una frazione infinitesimale è stata donata ai posteri. Poi c'è la storia di chi era dietro l'obbiettivo, il fotografo, e d ancora la storia del viaggio compiuto dalla cartolina, da Molare a luoghi più o meno remoti per poi tornare in qualche raro caso all'origine. Infine non si può dimenticare chi l'ha scritta e chi invece la ricevuta.
Quando ho iniziato a collezionare cartoline d'epoca di Molare, non avrei mai pensato di recuperarne così tante, ed ancora vado cercando ..........
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| MOLARE- PANORAMA (1898-1900)
NON VIAGGIATA; ED. FRATELLI MAJNERI
Questa cartolina è
tra le più antiche mai stampate raffiguranti il paese di
Molare. Una classicissima panoramica del Paese dal Ponte di Molare.
Scattata in una tarda mattinata tra il 1898-1900 da Maineri di
Ovada riprende tutti gli elementi caratterizzanti il Borgo: il
Castello Gaioli-Boidi, la Chiesa, il Palazzo Tornielli ed l’Oratorio.
Il confronto con altre cartoline più recenti non evidenzia
per fortuna differente sostanziali. In cento anni e più
sono proliferati però una miriade di “rebighi”
costituiti da piccoli ampliamenti dei fabbricati esistenti al
fine magari di ricavare il grande lusso dei servizi igienici in
casa oppure mansarde o stanze extra..... Queste modifiche sarebbero
state ancor meno visibili e molto più tollerabili se negli
ultimi ventenni si fosse fatto sempre utilizzo dei tetti in coppi
(come purtroppo non sempre è stato...).
Ritornando all’osservazione di questa cartolina si può
notare il vero e proprio bosco che nasconde la Borgata San Giorgio,
ancora limitata alle immediate vicinanze di Via Roma (a destra
fuori inquadratura). Questo bosco si estendeva lungo Via Fontana
sino ad arrivare alle mura del Castello (appunto Loc. Boschetto).
Infine osserviamo naturalmente il Torrente Orba su cui si specchia
il Paese. Anche se l’inquadratura non è molto ampia
si può notare come l’alveo sia ampio e poco inciso
al contrario di quanto avviene oggigiorno: dopo tutto in quel
tempo il rispetto del torrente era fatto consolidato ed erano
ancora a venire orde di camion e scavatori intenti a rubar ghiaia
e sabbia. Ancor da venire, naturalmente era pure la Diga ed il
conseguente Disastro di Molare. Quest’ultimo spazzerà
via l’arginatura ben visibile al centro dell’immagine.
Il fascino di questa cartolina non sta solamente in ciò
che si vede, ma anche e soprattutto su ciò che è
precluso ai nostri occhi cioè la vita di quasi 110 anni
fa che brulicava nelle vie del paese. Chissà cosa stava
accadendo, chi erano le persone che vivevano quell’istante
donato ai posteri dal fotografo di Ovada ....(inserita 08.10.2007) |
| ORBICELLA- VEDUTA PANORAMICA (1933-1940)
NON VIAGGIATA; ED. ERNESTO MAINERI
Una delle più spettacolari
panoramiche della frazione di Olbicella (o Orbicella). Il fotografo
Ernesto Maineri raggiunge la sommità del rilievo presso
Loc. Canobio, sulla sponda sinistra della Valle Orba, per riprendere
dall’alto la frazione nella metà degli anni ’30.
L’inquadratura, che va da C.na Cortile (sulla sinistra)
al Mulino (sulla destra), offre numerosissimi spunti di osservazione
di cui, per coloro che conoscono questi luoghi, uno prevale nettamente
su altri: le vigne. E’ veramente impressionare vedere quanto
sia coltivato il territorio circostante Olbicella ed in particolare
la parte posizionata superiormente alla strada. Quest’angolo
di Valle Orba è connotata da una fiorente attività
agricola su cui si basa la vita delle numerose famiglie della
zona.
Quest’ultima è un microcosmo isolato dal mondo circostante
dalle vette di questi monti. Gli unici collegamenti viari sono
rappresentati dall’impervia strada sterrata Molare-Olbicella-Tiglieto,
che attraversa l’inquadratura da destra a sinistra, e l’ancora
più erta strada Olbicella-Piancastagna anch’essa
ben visibile nell’immagine e che si innesta nella precedente
in corrispondenza “del centro” (se così vogliamo
chiamrlo...) della località. Quest’ultima strada
si arrampica nella valle che separa il Monte Poggio dal Monte
Alto (appena fuori dall’inquadratura, sulla sinistra) e
dopo aver attraversato boschi e numerose cascine isolate, giunge
nella frazione di Piancastagna e lì si immette nella “trafficata”
strada Acqui Terme-Ponzone-Sassello. Sono tempi duri quelli che
la popolazione deve affrontare nella seconda metà degli
anni ’30. Ma il futuro riserverà ancora numerose
tragedie: dal Diastro di Molare, che sarà vissuto per fortuna
di Olbicella, da un’ottica “di monte” (nel senso
che la frazione è posizionata a monte della diga crollata),
al terribile 1944 in cui tra il 6 e10 ottobre avverrà il
Rastrellamento di Olbicella che porterà numerose vittime
tra i partigiani e soprattutto alla messa a fuoco da parte delle
truppe nazifasciste di gran parte delle abitazione di Olbicella.
(inserita 16.11.2007) |
MOLARE- PANORAMA (1895-1900)
VIAGGIATA; ED. B.GRATTAROLA
Una bella panoramica del Paese di Molare da Loc. Bricchetto ripresa da B. Grattarola tra il 1895 ed il 1900. Un’immagine molto antica scattata con tutta probabilità con l’attrezzatura del Conte Gajoli.
I due infatti erano in stretti rapporti poichè erano per così dire vicini di casa: il conte risiedeva naturalmente nel castello mentre il Grattarola nel fabbricato vicino (in primo piano davanti alla Chiesa).
La panoramica comprende tutti gli elementi caratterizzanti il borgo (Castello, Chiesa, Palazzo ed Oratorio) e viene sfruttata come una sorta pubblicità turistica: “Vini Squisiti – Aria Salubre – Rinomato Santuario delle Rocche – Antico Castello – Ferrovia Genova-Molare-Asti – Splendide ville”. Cosa si vuole di più? Non molto è cambiato negli ultimi 110 anni: le promo delle brochure dell’Agenzia del Turismo di Ovada ricalcano fedelmente la traccia di Grattarola. Il castello è un po’ più vecchio, l’aria (se raffrontata a quella delle città) è sempre salubre, la ferrovia è sempre al suo posto ed il Santuario non sarà più rinomato come un tempo, ma costituisce comunque un’attrazione conosciuta. Per ciò che riguarda i vini, ci si potrebbe domandare il perchè siano al primo posto nella cartolina . La risposta è molto semplice: ai tempi i Conti Gajoli (ormai Gaioli) erano grandi produttori vinicoli grazia ai numerosi ettari di vigneti sparsi per Molare e zone limitrofe.
La cartolina fu spedita da Molare il 26 (o 28) Dicembre 1900 da A. Grattarola (forse il figlio del fotografo) all’Egr. Sig. Curola Jacopo Studente di Alessandria. La dedica è un semplice “Saluti” con l’aggiunta di “matematica ?”. Forse, il ragazzo chiedeva l’esito di un esame sostenuto dal compagno.......(inserita 25.02.2008) |
MOLARE - PIAZZA CONTE TORNIELLI (1943)
NON VIAGGIATA
Un particolare dettaglio di uno tra gli angoli più suggestivi del Paese di Molare: la Piazzetta Tornielli. Nelle seconda metà dell’800 il borgo di Molare subirà grandi trasformazioni sotto l’impulso delle famiglie nobiliari come quella appunto dei Tornielli.
Dopo secoli di grandi stenti per il ripetuto passaggio delle truppe straniere, la stabilità di questo periodo convincerà i Molaresi “ad uscire” dalle vecchie mura del Borgo medioevale ed espandersi nelle aree adiacenti. La famiglia Tornielli edificherà il proprio palazzo e rinnoverà profondamente tutto il quartiere circostante. Nella ripresa il palazzo non è visibile essendo alle spalle del fotografo.
L’immagine riprende nell’estremità di sinistra una parte di Via Opera Pia Rivera dove sono visibili due persone; nella parte di centro destra l’arco di Via Valsorita alla cui destra, davanti al portone, sembra intravedersi un terzo individuo. Purtroppo la qualità della stampa non è ottimale. Ben visibile il selciato in acciotatolato (“arzò” in dialetto). A giudicare dalle ombre, la foto dovrebbe essere stata scattata all’ora di pranzo o nelle primissime ore del pomeriggio. Il confronto con l’attuale piazzetta non è impietoso: lo scorcio non ha subito particolari modifiche se si eccettuano gli effetti del tempo e naturalmente se si escludono le numerose vetture attualmente posteggiate.
La cartolina fa parte della collezione del Sig. Cesare Chiabrera Castelli che si ringrazia. (inserita 11.03.2008) |
VEDUTA PANORAMICA DEL SANTURIO(1960-1965)
VIAGGIATA; ED. MARCONI GENOVA
Non esiste angolazione della quale il Santuario di Madonna delle Rocche non sia stato ripreso in cartolina. Questa è una delle più particolari ma anche una delle più belle. Siamo nella prima metà degli anni ’60. La cartolina fu fatta stampare dai Padri Passionisti stessi. L’esatto luogo da cui il fotografo delle Edizione Marconi di Genova ha scattato l’immagine si colloca in corrispondenza della C.na Paradiso (vicinanze di Loc. Fornace). In primo piano la vicina C.na Cascinetta ed i fabbricati di più o meno nuova costruzione ubicati in prossimità dello storico ristorante della frazione e dell’alimentari di Battistin.
I campi in primo piano sono bruscamente interrotti dai rilievi boscosi del settore “degli Uvi”. Non si vedono persone o macchine; la campagna è assopita nel torpore di un di una mattinata estiva. L’orologio del Santuario sembra indicare le 9.30. Lo scorcio, arricchito dall’antico pozzo in primo piano (protagonista di altre cartoline) e da quella che sembra essere un’oca, è di grande suggestione per chi conosce questi luoghi e soprattutto per chi ha letto il celebre romanzo “Padrone dell'agricola” delle scrittore di Campale Marcello Venturi ambientato in questa zona (in questi campi sarebbe più corretto dire !) proprio nel periodo ritratto dalla cartolina. Interessante evidenziare che quest’immagine è una delle ultime che ritraggono il Santuario prima della ristrutturazione di metà anni ’60.
La cartolina fu spedita l’11.08.1965 a Lerici in provincia di La Spezia. (inserita 31.03.2008)
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