Per molti decenni l'invaso di Ortiglieto è
stato trascurato dal punto di vista del dragaggio del lago.
Negli ultimi anni il più razionale utilizzo dell'invaso
è ritornato in auge per mezzo di una serie di proposte
che nel 2003 si sono concretizzate in un protocollo d'intesa
siglato dalla Provincia di Alessandria, la Comunità Montana
Alta Valle Orba Erro e Bormida di Spigno, il Comune di Molare
e la "Aerimpianti S.P.A." di Milano. Il documento
è finalizzato allo svuotamento dei detriti dal lago ed
alla realizzazione di una serie di piccoli invasi di compensazione
posizionati a valle della traversa sino a Molare atti a regimare
le acque del Torrente Orba. L'utilizzo delle acque non sarebbe
solo idroelettrico bensì plurimo (potabile, agricolo,
idroelettrico...).
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Panoramica verso monte dalla Rocca del Miralago: il lago è colmo di milioni di metri cubi di ghiaia e sabbio anzichè d'acqua. Sulla destra è visibile un terrazzamento corrispondente al fondale del vecchio Lago. |
Di interesse è
anche la relazione Siccardi/Calvini.
Già nel 1979 la Regione Piemonte affidò al Prof.
Franco Siccardi (attualmente membro della Commissione Grandi
Rischi) ed al Prof. Floriano Calvino degli Istituiti di Idraulica
e Geologia di Genova, l'incarico di redarre un avanprogetto
di fattibilità per la trasformazione dell'impianto idroelettrico
di Molare mediante il ripristino del vecchio Lago.
Lo studio ha consentito, dopo più di 80 anni, l'esecuzione
di tutta una serie di indagini che sarebbero dovute essere imprescindibili
per la costruzione di un così importante invaso. Vennero
infatti effettuati alcuni sondaggi a carotaggio continuo, rilievi
geologico macro e micro strutturali, indagini geofisiche e stime
idrologiche. Tralasciando i contenuti prettamente specialistici
degli elaborati (da cui ne derivarono anche tesi universitarie)
può essere di interesse riassumere brevemente le conclusioni
a cui arrivò l'avanprogetto precisando comunque che una
sua ipotetica realizzazione dovrà essere preceduta da
molteplici ulteriori indagini geologiche ed idrologiche. "
. La diga secondaria di Sella Zerbino sarà
realizzata in rockfill di serpentinite a struttura zonata, alta
55 m sulle fondazioni e lunga al coronamento (quota 322.30 m)
circa 150 m, per un volume di circa 350.000 mc, con nucleo centrale
di tenuta in terra limosa. La diga principale dovrà essere
munita di scarico di superficie per 80 metri del suo sviluppo
crestale e di nuovi scarichi di alleggerimento e di fondo, mentre
lo sfioratore laterale presente in spalla destra andrà
semplicemente riattivato. Il serbatoio, in base alla nuova cartografia
e alla struttura delle opere di scarico consigliate, verrà
ad avere il livello di massima ritenuta normale a quota 320.00,
cui corrisponde una capacità di 18.000.000 mc, ed un
livello di massimo invaso temporaneo a quota 320,50
.."
L'eventuale ripristino
del vecchio Lago richiederà quindi la realizzazione di
un nuovo sbarramento. Una diga in rockfill (o diga in terra)
è costituita da materiali sciolti e presenta un nucleo
centrale impermeabile. Tale tipologia costruttiva in generale
viene scelta poiché adattabile ad eventuali cedimenti
del piano di fondazione (ovviamente di modesta entità)
non comportandosi come un corpo perfettamente rigido (come nel
caso del cemento armato). I paramenti a monte ed a valle di
tali dighe non possono essere verticali o fortemente inclinate
e, nel caso di Sella Zerbino, "
..larghezza al
coronamento pari a 7 - 10 m
dimensione trasversale
al piede non inferiore a m 180 - 200." (da G.P. Benvenuto,
Tesi di Laurea 1980).
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Schema semplificato di una diga in terra a nucleo impermeabile e fianchi costituiti da materiale permeabile ad elevato grado di stabilità. |
Una simile scelta progettuale rende prioritario, nel caso ce ne fosse ulteriore bisogno, l'esatto dimensionamento delle opere di scarico. Una diga in rockfill infatti non deve essere sottoposta alla benché minima tracimazione essendo costituita di materiali sciolti e quindi asportabili.
Il progetto ubica le opere di scarico in corrispondenza della diga principale (la Diga di Molare), consentendo di scaricare una portata complessiva pari a 3.000 mc/sec. Ciò sarà garantito dalla realizzazione di uno sfioratore di ampiezza pari a 80 m in sostituzione dei 12 sifoni i quali saranno demoliti. Lo sfioratore potrà essere equipaggiato da paratoie di uguale larghezza. La realizzazione di questo grande scarico superficiale comporterà la risagomatura dei paramenti a monte ed a valle al fine di garantire il corretto stramazzo della lama d'acqua. Si prevede inoltre il ripristino lo sfioratore laterale destro (esistente) e dello scarico di fondo (attualmente interrato dal sedimento). Infine verranno progettati anche "
.scarichi a mezzofondo in galleria attraverso Bric Zerbino." Per quanto attiene alla tenuta idraulica dell'invaso, l'avanprogetto minimizza le eventuali problematiche prevedendo una serie di iniezioni in corrispondenza del lato destro di Sella Zerbino.
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Panoramica di Bric Zerbino: la fotografia risale al 1980 (da G.P. Benvenuto,1980). I campi di grano sono oggi incolti e la vegetazione a preso dimora definitivamente creando un ecosistema palustre caratterizzato da numerose specie vegetali ed animali. |
Il lago di Ortiglieto porterà
acqua ai Comuni? (da "L'Ancora" del 21 febbraio 2003)
Molare. Lunedì mattina 17 febbraio
ha preso il via il primo passo che dovrebbe portare al recupero
della diga di Ortiglieto, ad Olbicella. In Provincia infatti
si è discusso della "dichiarazione d'intenti per
l'uso plurimo delle acque e la valorizzazione del territorio
nell'ambito del bacino", tra il Comune con il sindaco Tito
Negrini, la Provincia, la Comunità Montana Alta Valle
orba, Erro e Bormida di Spigno, la Società milanese Aerimpianti
e l'Enel, per giungere infine all'effettivo recupero dell'invaso
di Ortiglieto, più propriamente della diga dello Zerbino.
Di questa diga rimangono dei resti, dopo il grande crollo avvenuto
nell'agosto 1935 a causa delle piogge eccezionali di quel tragico
periodo. Il recupero del lago di Ortiglieto, quando sarà
giunto al suo atto finale, servirà per uno scopo essenziale:
quello di assicurare, attraverso un uso plurimo intercomunale
dell'acqua, ai tanti centri della Valdorba assetati d'acqua
potabile, un servizio ottimale e garantito. Dopo la riunione
ad Alessandria, nel pomeriggio il progetto è stato presentato,
nei dettagli, in Comune ad Ovada, presente il Sindaco Robbiano
e, tra gli altri, l'assessore provinciale Franco Caneva.
L'invaso di Ortiglieto è sfruttato attualmente dall'Enel
per la produzione di energia idroelettrica ma la sua presente
capacità, stimata nella sua portata massima sino a 100.000
metri cubi d'acqua, è insufficiente per un uso più
ottimale, anche a causa di un eccessivo inghiaiamento. Ed il
primo intervento infatti dovrà riguardare proprio lo
svuotamento di tutto il materiale, ghiaia soprattutto, che si
è depositato negli anni all'interno del lago. Questa
prima opera dovrebbe quindi garantire all'invaso una capacità
di almeno 1 milione di metri cubi d'acqua.
Quando poi si arriverà alla sistemazione definitiva della
diga dello Zerbino (per cui si parla di due ipotesi di ristrutturazione,
una più a monte dell'altra), allora si avrà la
possibilità di garantirsi una riserva idrica di 5 milioni
di metri cubi d'acqua.
Si legge, tra l'altro, nella dichiarazione d'intenti oggetto
di discussione ad Alessandria: "premesso che rientra nella
programmazione territoriale della Provincia, della Comunità
e del Comune la valorizzazione del bacino al fine di svilupparne
le potenzialità turistico - economiche, compatibilmente
con l'ambiente... Superamento delle permanenti difficoltà
di approvvigionamento idrico del territorio lungo il corso dell'Orba
per il periodo estivo di siccità: la risorsa disponibile
potrebbe garantire il fabbisogno idrico dell'intera zona di
Ovada, con acqua di ottima qualità ed a bassi costi...
Bacino di Ortiglieto: miglioramento della viabilità pubblica
di accesso e creazione di infrastrutture di servizio turistico
- ricettivo...
Disponibilità di energia a prezzi scontati per le utenze
pubbliche dei Comuni rivieraschi e viciniori..." (B. O.)
Nel 2005 viene pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 15 giugno
l' Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri
1 giugno 2005, n. 3437 riguardante gli "Interventi
urgenti di protezione civile per la messa in sicurezza delle
grandi dighe delle regioni Liguria, Marche e Lazio".