IL DISASTRO DI MOLARE

LE GARRONE

 

 

…… la montagna va avvicinata a tappe, un po' alla volta. All'inizio sempre con qualcuno che la conosce bene. Non ci si deve avventurare su percorsi ignoti da soli. Si va con gente che quei sentieri li sa a memoria. E solo dopo che avrete imparato perfettamente un percorso potrete condurre qualcun altro o percorrerlo da soli. Altra regola è studiare sempre prima la gita progettata. Avere con sé una carta topografica, chiedere consigli ad un amico esperto, chiedere alla gente del posto informazioni sui sentieri della montagna. Perché la montagna da lontano sembra facile, ma quando vi infilate dentro vi trovate nel caos più totale e diventa oltremodo difficile orientarsi. Così è nel bosco fitto come sulla montagna nuda.
(da "La Montagna", Mauro Corona 2002)

 

LE GARRONE

"Le Garrone" è una località del Comune di Rossiglione, posizionata all'altezza di Loc. Ortiglieto ma in sponda destra del Torrente Orba. Costituita da una serie di numerose cascine ed abitazioni sparpagliate tra prati e boschi di castagno e rovere, si sviluppa lungo la valle del Rio delle Brigne, affluente di destra orografica del Torrente Orba. La confluenza avviene proprio in corrispondenza della Diga di Molare.Il disastro del 1935 e la conseguente definitiva interruzione della strada carozzabile, che univa le due sponde della Valle Orba, inflissero un colpo mortale allo sviluppo delle Garrone.

La Diga di Molare arrivando dalla vecchia strada per Le Garrone

Al contrario però, con il passare dei decenni, la località fu meta di un turismo estivo che vide molti genovesi acquistare la seconda casa "in campagna". E proprio di campagna si tratta poiché la valletta non è più luogo di passaggio ma solo meta di chi ama la tranquillità (se si fa eccezione alle pasquette e ferragosto) e "l'aria buona". Essendo io un Molarese, nei miei pellegrinaggi alla Diga di Molare, ho quasi sempre preferito il percoso di Bric Zerbino. Alcune volte però ho scelto di raggiungere la Diga dalle Garrone......

La vecchia strada che conduceva alla Diga di Molare era ormai avvolta dal fitto manto boschivo anche se ciò non rendeva difficoltosa l'escursione. Dopo poche centinaia di metri di cammino si scorgeva già il Bric Zerbino e una porzione della Diga. La prima parte del Il cammino procedeva in discesa sino a raggiungere "zigzagando" dentro il bosco il Rio delle Brigne. A suo tempo la strada doveva essere abbastanza importante e trafficata in quanto erano ancora visibili numerosi muretti a secco che contenevano i versante ed addirittura un ponte in calcestruzzo armato che consentiva anche ai veicoli un comodo attraversamento del rio.

La vecchia strada per la Diga

Vista verso monte dentro lo scarico superficiale. Al di sopra transitava la vecchia strafa per Rossiglione

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ponticello sembrava in discrete condizioni, anche se era probabile che fossero più di sessanta anni che un veicolo su quattro ruote non vi passasse sopra.Io ed il mio compagno di viaggio attraversammo il rio; in sponda destra la strada procedeva in leggera salita ed in alcuni tratti era ormai ridotta ad un sentierino di montagna a causa di decine di piccoli smottamenti che nel corso dei decenni avevano ostruito porzioni di rilevato.

Ai piedi della Diga (lato monte) è presente un'area palustre lontanissimo ricordo del grande Lago

Affioramenti rocciosi serpentinitici erano visibili su gran parte del versante sopra di noi, mentre in sponda opposta una piccola pineta sovrasta un ripidissimo dirupo costituito da roccia assai fratturata (morfologicamente mi ricordava la Pineda del Vajont…..). Volgendo lo sguardo verso Bric Zerbino era ben visibile la vecchia casa del custode. Dopo circa 35 minuti di cammino eccoci al cospetto della Diga di Molare. Negli ultimi 100 metri la vecchia strada era totalmente franata: un sentierino raggiungeva non più il coronamento della Diga bensì il canalone che convogliava l'acqua allo sfioratore superficiale. Era impressionante: stavamo camminando dove un tempo milioni di metri cubi d'acqua si scaricavano nel sottostante alveo ormai amputato. Da sopra lo sfioratore ammirai la vecchia valle del torrente che più volte avevo percorso alla base. Dopo una sosta di circa 20 minuti ritornammo verso Le Garrone. Il tratto conclusivo della strada, in salita, ci fece sudare nonostante la temperatura non superasse i 5° sopra lo zero.

Non si era fatto tardi. Arrivammo alla macchina meno di due ore dopo essere partiti alla volta della Diga. C'era ancora tempo per un'ultima piccola scarpinata. La meta era C.na Alberghino la cui storia era Indissolubilmente legata alla Diga di Molare. Essa infatti fu ricostruita dalle O.E.G. in quanto, la vera C.na Alberghino giaceva sul fondo del grande Lago. Adesso essa sorgeva su una posizione sommitale rispetto all'invaso e consentiva una panoramica spettacolare su tutta l'area di Sella e Bric Zerbino. In inverno infatti la vegetezione addormentata consentiva campi visivi aperti da più punti dei versanti. Avrei voluto scendere la valle per arrivare ai piedi della Diga, sul lato monte. L'avrei fatto tempo dopo. Avrei trovato uno strano ambiente palustre ma addormentato dall'inverno. Avrei trovato un piccolo specchio d'acqua alimentato dalle piogge e dal Rio delle Brigne. Un lontano pronipote di un Lago ben più grande.

La Diga di Molare e Bric Zerbino visti da monte. A sinistra, fuori inquadratura, era presente Sella Zerbino.

"Panoramica crepusclare" di Sella Zerbino, Bric Zerbino e della Diga di Molare.

 

E' possibile raggiungere la Diga di Molare seguendo due diversi percorsi: risalendo la Valle Orba da Molare, oppure da Rossiglione ubicata nella vicina Valle Stura. Per quanto attiene alle indicazioni autostradali si deve fare sempre riferimento alla A26 (Genova Voltri - Gravellona Toce) ed all'uscita di Ovada. La Diga di Molare si trova in una zona disabitata, impervia ed in alcuni tratti pericolosa. Per tutti coloro che volessero recarvisi si raccomanda la massima prudenza e buon senso.