IL DISASTRO DI MOLARE

BRIC ZERBINO

 

 

…… la montagna va avvicinata a tappe, un po' alla volta. All'inizio sempre con qualcuno che la conosce bene. Non ci si deve avventurare su percorsi ignoti da soli. Si va con gente che quei sentieri li sa a memoria. E solo dopo che avrete imparato perfettamente un percorso potrete condurre qualcun altro o percorrerlo da soli. Altra regola è studiare sempre prima la gita progettata. Avere con sé una carta topografica, chiedere consigli ad un amico esperto, chiedere alla gente del posto informazioni sui sentieri della montagna. Perché la montagna da lontano sembra facile, ma quando vi infilate dentro vi trovate nel caos più totale e diventa oltremodo difficile orientarsi. Così è nel bosco fitto come sulla montagna nuda.
(da "La Montagna", Mauro Corona 2002)

 

BRIC ZERBINO

 

La prima volta che mi recai alla Diga fu nei primi anni '90. Avevo già visto la "nuova diga" dalla strada che conduce ad Olbicella e da sempre mi si raccontava della vera Diga di Molare e della sua storia. Un bel giorno dunque, assieme ad un amico, organizzammo una escursione.

Panoramica di Bric Zerbino ripreso dalla strada per Olbicella. E' visibile la strada vecchia per la Diga di Molare. Il 13 Agosto 1935 il livello dell'acqua oltrepassò di circa 1.5 -2 m quota strada. Nella parte bassa della foto è presente il taglio di quella che una volta era Sella Zaerbino e che raccordava l'omonimo bricco al punto di ripresa

Arrivati a Loc. Ortiglieto prendemmo la mulattiera che dalla strada asfaltata conduceva al greto del fiume. La mia attenzione fu subito attirata da una strana costruzione che mi ricordava una via di mezzo tra un piccolo depuratore ed una presa acquedottistica. Erano le vasche di decantazione posizionate all'imbocco della galleria di carico. Successivamente mi spiegarono che esse consentono di regimare le portate che fluiscono nel tunnel ed impediscono che materiali solidi lo ostruiscano durante le piene. Attraversammo un piccolo prato in direzione del fiume. Stavamo camminando nel fondo del Lago. Il greto del fiume, all'altezza di quella che un tempo era Sella Zerbino, è roccioso. L'acqua scorre tra enormi blocchi rocciosi e rallenta in corrispondenza di un piccolo laghetto dalle acque scure e profonde 3-4 m. Quella volta pensai di aver trovato un nuovo punto adatto alle nuotate ma, una volta raggiunto cambiai subito opinione.

Lo squarcio di Sella Zerbino: la quota della Diga Secondaria (324.50 m s.l.m.) circa corrisponde alla quota della strada per Olbicella (visibile in alto a sinistra). In secondo piano la testata erosa del meandro di Loc. Castellunzè

Non erano le acque ad intimorirmi bensì il contesto circostante: il laghetto era posizionato in una strettoia della valle delimitata a destra e sinistra da due pareti rocciose che parevano essere state amputate la sera prima. Ma dove erano i detriti? Fu in quel momento che mi tornò alle mente i racconti di una diga, o forse un muretto, spazzato via da una grande piena. Tempo dopo capii che non solo lo sbarramento ma tutta la collinetta ("la Sella") erano stati strappati della acque. Doveva essere stata una collinetta piuttosto alta in quanto volgendo lo sguardo a destra era visibile, circa 40 mt (forse più) superiormente al greto del fiume ed a mezza altezza di Bric Zerbino, la vecchia strada che percorreva lo sbarramento e raggiungeva la Diga di Molare. Attraversammo il fiume saltellando di roccia in roccia. Una traccia di sentiero ci condusse al di sopra di un pianoro fittamente vegetato a lato del quale il piccolo Rio delle Brigne raggiungeva stancamente il T.Orba. Decidemmo di aggirare la vegetazione sfruttando il piccolo greto del rio. Lo percorremmo per circa 250 mt. Ormai il pianoro si stava restringendo sensibilmente e la vegetazione si era fatta meno fitta divenendo boschiva. Lasciammo il greto del rio attraversammo il boschetto e raggiungemmo i piedi del versante di Bric Zerbino.

La vecchia strada a mezza altezza di Bric Zerbino costituiva importantissimo collegamento tra Valle Orba e Valle Stura.

La casa del guardiano: Abele De Guz dovette rifugiarsi al primo piano mentre l'acqua saliva rapidamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

L'idea era di risalirlo intercettando la vecchia strada per la Diga. Dopo pochi istanti riuscimmo a scorgere la traccia di un sentierino che faceva proprio al caso nostro. Non ci volle molto a raggiungere la vecchia strada. Ormai il percorso non sembrava presentare difficoltà. Dopo poche centinaia di metri arrivammo alla Casa del Custode. Ancora in buone condizioni fu il primo testimone di una grande tragedia. Oltrepassata ecco la Diga di Molare. Silenziosa e tradita dalla miopia dei suoi stessi ideatori che vollero fidarsi troppo di sua sorella minore.

La Diga di Molare

Le due dighe non si videro mai in faccia. Una scappò via un giorno d'agosto del 1935. Da allora la Diga di Molare è rimasta immobile, silente forse aspettando il ritorno del fiume. Sì, il fiume, mai lo vide così grande come in quel lontano agosto e mai più lo vide. Anche il piccolo Rio delle Brigne sembrava aver scelto un'altra via. Così come per un'altra diga ben più grande e ben più famosa, alla Diga di Molare resta ai suoi piedi una piccola pozza d'acqua ora palustre e di colore scuro. La strada che un tempo attraversava la Diga per raggiungere Loc. Garrone e Rossiglione proseguiva sul lato destro della valle insinuandosi attraverso l'incisione del Rio delle Brigne perdendosi nei boschi di castani e querce. Il mio sguardo si volse a valle della Diga. Quello che un tempo era il letto del T.Orba percorreva una valle molto stretta con versanti ripidi curvando poi bruscamente verso sinistra nascondendosi dietro Bric Zerbino. Dopo circa 30 minuti di sosta riprendemmo il cammino. Non fu difficile trovare il sentiero che dalla spalla sinistra della Diga conduceva alla base della valle. Una volta raggiunta assecondammo la tentazione di dirigerci verso i piedi della Diga. Noi eravamo lì, dove una tempo piombavano a terra centinaia di metri cubi al secondo d'acqua da un'altezza di quasi 50 metri. Che strana sensazione. Era tempo di proseguire. Quando ci si lascia alle spalle una diga con un storia come quella di Molare si prova sempre malinconia e turbamento. Ciò fu amplificato dal fatto di camminare all'interno di un gigantesco moncherino, un gigantesco aborto. C'era tutto in quella specie di canyon: la pareti ripide, la ghiaia del fondovalle la vegetazione fluviale. Mancava il torrente. Il sentiero proseguiva nel fondovalle ed in molti casi non era visibile. Ciò non comportò nessun tipo di problema: era impossibile perdersi. La via era delimitata da inaccessibili versanti. Ormai la Diga era nascosta dietro Bric Zerbino. In quell'ultimo tratto del nostro cammino iniziavamo ad udire la voce famigliare ed amica del T.Orba. Prima di raggiungerlo attraversammo un settore maggiormente vegetato che periodicamente veniva allagato dalle acque in piena dell'Orba. Ed ecco ritornati a Sella Zerbino.

Il tanto discusso scaricatore semiprofondo: la valvola a campana è stata tolta.

Non più di 200 metri da dove aveva avuto inizio l'escursione. Tentammo di chiudere il cerchio. Guadammo facilmente il fiume. Non fu però possibile attraversare la vecchia sella in quanto le pareti mozzate erano troppo ripide. Poco male! Procedemmo camminando verso valle, seguendo il corso del fiume per altri 200 mt circa. Dall'altra parte del fiume, poco a valle delle sbocco del tratto amputato, una radura sembrava essere stata in un tempo remoto coltivata. Si intravedevano infatti delle fasce. Anni dopo mi raccontarono che si trattava di Loc. Castellunzè ove sorgeva l'ostello di Poldo spazzato via, cancellato definitivamente dalla faccia della terra dalla furia delle acque. Ed ecco il sentiero che si arrampicava sul versante e raggiungeva la strada asfaltata per Olbicella. Nel tratto terminale notammo un imbocco in cemento chiuso da un cancelletto. In imbocco per cosa? Per la montagna? Le oscurità del pertugio precludevano qualsiasi ipotesi. Una risposta ci fu data tempo dopo: era una delle varie entrate alla galleria di carico utilizzata per gli scavi ed ora per le periodiche ispezioni. Ritornati sulla strada asfaltata raggiungemmo la macchina. Dalla strada si ammirava il panorama di Sella e Bric Zerbino alle spalle del quale viveva in un limbo sospeso nel tempo la Diga di Molare.

Ai piedi della Diga di Molare (lato valle)

 

E' possibile raggiungere la Diga di Molare seguendo due diversi percorsi: risalendo la Valle Orba da Molare, oppure da Rossiglione ubicata nella vicina Valle Stura. Per quanto attiene alle indicazioni autostradali si deve fare sempre riferimento alla A26 (Genova Voltri - Gravellona Toce) ed all'uscita di Ovada. La Diga di Molare si trova in una zona disabitata, impervia ed in alcuni tratti pericolosa. Per tutti coloro che volessero recarvisi si raccomanda la massima prudenza e buon senso.