BREVE INTERVISTA A MARCELLO VENTURI, PAOLO CONTE E BRUNO LAUZI

di Gianni Priano

IL DISASTRO DI MOLARE

 

 

Il poeta - filosofo ed amico Gianni Priano (Genova, 1962) ha avuto l'occasione di intervistare brevemente tre personaggi di spicco della cultura Piemontese e Ligure: lo scrittore Marcello Venturi ed il cantautore Paolo Conte. Cinque brevi domande sul legame che unisce, o dovrebbe unire, l'uomo alla sua terra ... ed alle sue acque che in essa scorrono.

Un caloroso grazie quindi a Gianni Priano per avere arricchito il sito con questo ulteriore contributo.

 
MARCELLO VENTURI

 

Venturi, se lei dovesse consigliare un breve itinerario escursionistico nei dintorni di Molare quali tappe indicherebbe?

Indicherei San Luca –Olbicella, dove caddero i nostri partigiani, uccisi dai tedeschi.

Vi è un “angolo” del torrente Orba che la colpisce particolarmente?

Sì, ed è là dove sopravvivono i resti della diga crollata nel '35.

Parliamo ancora di torrenti, di fiumi. Quanto hanno contato nella sua vita di uomo e di scrittore?

Molto. Andavo a pescare nei fiumi e nei torrenti, un periodo molto felice della mia giovinezza.

Ricorda autori di racconti o di romanzi d' “acqua dolce” particolarmente toccanti o pensa che il mare sia il luogo più adatto per le avventure dello “spirito”?

Il mare è più ampio, ha più respiro. E' l'ideale per inventare storie.

Acqua corrente/ la beve il serpente/ la beve Iddio/ la bevo anch'io ”.L'acqua dell'Orba, in questi tempi inquinati, è ancora bevibile?

E' bevibile fino a Tiglieto. Poi subentrano fabbriche inquinanti e l'acqua non è potabile.


Nota biografica

Marcello Venturi nasce a Seravezza (Lucca). Figlio di un ferroviere compie gli studi magistrali e, date le circostanze della storia, si ritrova partigiano. Legge gli autori americani e russi ma nella sua opera la lezione dei primi risulta sicuramente più marcata, anche per via dell'influenza che su di lui esercita Elio Vittorini.

Proprio sotto la guida del maieutico Vittorini il giovane Venturi scrive i primi racconti e Vacanza tedesca , un esempio di narrativa neorealista in cui già si avverte, nettamente,la presenza di quello spleen che rappresenterà una costante in tutta la sua opera futura. Con Bandiera bianca a Cefalonia lo scrittore denuncia, adoperando ancora la forma del romanzo, il massacro della Divisione Acqui, in largo anticipo rispetto ad altri “colleghi” che si accorgeranno dell'avvenimento solo recentemente. Splendidi, poi, i romanzi Terra di nessuno e Il giorno e l'ora nei quali, invece, il realismo si deforma assumendo le tonalità angosciate del dialogo con la morte, il destino ed il senso-nonsenso dell'esistenza.

A Il padrone dell'agricola e Sconfitti sul campo appartengono i connotati del dossier giornalistico(Venturi fu redattore a Milano de L'Unità ), connotati che si fanno ancora più robusti e baldanzosi in Sdraiati sulla linea , amaro e graffiante resoconto della vita nel Pci degli anni '50. Al Pci Venturi non ha mai perdonato la subordinazione rispetto a Mosca e, meno ancora, la gestione “baronale” di una abbondante fetta di “industria culturale”. A Feltrinelli, invece, Venturi (suo collaboratore al posto che era stato di Luciano Bianciardi) perdona tutto, forse in nome della sua simpatia per “i vinti”, per quelli che, come il protagonista di un altro romanzo, si trovarono dalla “parte sbagliata” (e Dalla parte sbagliata è proprio il titolo del romanzo). Differentemente dai gelidi burocrati filo- sovietici lo stralunato, eccentrico, generoso, intelligentissimo e ultramiliardario Giangiacomo Feltrinelli rincorreva un sogno, una soluzione “escatologica” rispetto alla questione, tutta miseramente terrena, dell'ingiustizia. E, come lo stesso Venturi racconta in un altro scritto, l'editore “sovversivo” fu spesso nella villa monferrina di Campale e, talvolta, non da solo. Il perplesso Venturi incontrò così alcune “icone” dell' insurrezionalismo internazionale che, al suo occhio ironico e disincantato, non fecero nessun particolare effetto: erano alla fine poveri cristi anche loro, i “demoni”, sregolati, affannati, megalomani e un po' “ciùla” .

Le vicende dell' ”agricola” e dei “campi” tracciano uno scorcio di universo contadino al tramonto, l'addio ad una civiltà che già a partire dall'immediato dopoguerra perde “terreno” sotto i colpi sistematici inferti dalla modernità. E', questo, il Venturi molarese, sposo della “mujè” Camilla Salvago Raggi, scrittrice di talento e autrice di romanzi dal sapore proustiano. A Molare- precisamente a Campale, a pochi passi dal “niente” che resta delle vigne di “Uasìna”, del “Surì” e dei “Pliz”- Marcello Venturi abita da moltissimi anni, dai tempi in cui era ancora vivo e fiero Talino e la giardinetta di Pippo resisteva a mò di anguilla (o di agave) montaliana, residuo di un mondo che la cattiva televisione, l'estetica-etica del consumo e la permanente “banalità del male” spazzeranno via.

La lista dei libri scritti da Venturi è lunga ma può essere facilmente reperita in vari siti internet a cui rimandiamo.

 

PAOLO CONTE

 

Paolo Conte, lei si bagna più volentieri nei torrenti piemontesi o nel Mar Ligure?

Può dipendere dalla temperatura.

Tra una gita in barca con Pavese, sul Belbo, e un pomeriggio in riva al mare di Spotorno insieme a Sbarbaro cosa preferirebbe?

Perché non invitarli entrambi in Sardegna?

C'è molta acqua nelle sue canzoni. Acqua di doccia, di mare, di fiume. Ce n'è, magari nascosta, anche un po' di quella del Tanaro, del Gesso, del Bormida?

Tutte le acque siano benedette, se sono pulite.

Qualcuno le raccontò mai, da bambino o da ragazzino, del crollo della diga di Molare? La notizia di questa sciagura ebbe molta risonanza dalle sue parti?

Francamente non ricordo niente

Ha mai visto l'Orba? Intendo l'Orba che scorre tra la Badia di Tiglieto e Molare. Il Manzoni la definì “selvosa”. Paolo Conte aggiungerebbe un aggettivo?

Direi “quasi dantesca”.

E il Po? Quel Po che si raccontò attraverso la verve di Mario Soldati ha ancora qualcosa da raccontare?

Un pellerossa lo racconterebbe molto bene, in modo sacrale.

Inventiamo il torrente ideale di Paolo Conte: un torrente di blues, di musica verdiana, di barbera, di ciclisti o di acqua fredda?

Acqua fredda, ascoltando Verdi.


Nota biografica

Paolo Conte nasce ad Asti in una famiglia di melomani. Anche il fratello Giorgio, scrive, suona e canta canzoni. E' il più aristocratico e, insieme, il più disponibile dei musicisti italiani. Parlando di aguaplani, mari che non stanno fermi mai, vampate africane, stelle del jazz e macachi ha descritto la provincia come pochi, in ambito artistico, sono stati capaci di fare. Parimenti a tutti i monferrini quando il sole splende in piazza, tiene chiuso un occhio e storce la bocca.

BRUNO LAUZI

 

Intanto vorrei offrirle da bere. Dolcetto di Ovada, Brachetto d'Acqui, una birra o un bicchier d'acqua?

Ovviamente il Dolcetto, anche se io preferisco quello langarolo (Chionetti su tutti).

Capovolgiamo Genova per noi : cosa significa la campagna monferrina per chi viene dal mare?

Ritrovare le proprie radici, poiché siamo tutti campagnini, in partenza .

Abbondano gli scrittori, diciamo così, “d' acqua salata”. Anche sui fiuni e sui laghi sono state scritte cose molto belle (penso ad Ungaretti, a Chiara). Le viene in mente qualche poesia-romanzo-canzone di ispirazione “torrentesca”? E, secondo lei, nell' Orba c'è spazio e senso per Moby Dick?

Io ho scritto una poesia dedicata al Lago Maggiore, in “Esercizi di sguardo”, Ed.Marittime, in corso di ristampa. In quanto a Moby Dick, non esageriamo…

Lei ha fama di cercatore di funghi. Conosce i nostri boschi? Intendo quelli di Battagliosi, Madonna delle Rocche, San Luca, Olbicella?

Non conosco i vostri boschi, io battevo il Sassello. Ormai non vado più a funghi perché Mr Parkinson mi ha tolto la sicurezza del passo, maledetto lui…

Se “l'ufficio in riva al mare” lo spostassimo sulla piccola spiaggia di un torrente Bruno Lauzi si immalinconirebbe?

Il mare col suo andirivieni simboleggia la vita e i suoi travagli. Un torrente lo sciacquone finale…

 

Nota biografica

Bruno Lauzi (Asmara ), ovvero il più “francese” dei suonatori italiani e il più “lombardo” tra gli appartenenti alla cosiddetta “scuola genovese”. Bastian contrario, pensatore in proprio, “commerciante in canzoni” e viaggiatore senza patente (non guida l'auto) ci ha donato una rara interpretazione de “Le bigotte” (Brel). Le altre sue musiche stanno, da sempre, nelle nostre orecchie, come un destino.Se ci facessero accurate analisi del sangue troverebbero tracce di “Ritornerai”, “Il poeta”, “L'ufficio in riva al mare”, “Ah…l'amore” e di “Canterò politico”.Come i suoi amici Piero Chiara e Felice Andreasi anche Lauzi è un giocoso anarchico senza retoriche, un disobbediente ante-litteram.

 

 

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