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IL GLENO |
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IL DISASTRO DI MOLARE |
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La Valle Scalve è ubicata nelle Prealpi Lombarde (provincia di Bergamo) tra le più conosciute Val Seriana e Val Camonica. Una valle ancora per ampi tratti incontaminata dall'edilizia e dal turismo di massa. Estese foreste ascendono le strette forre del Torrente Dezzo per raggiungere le pendici dei ripidissimi massicci calcarei tra cui spicca lo stupendo Gruppo della Presolana. E' proprio da quest'ultimo che, se si volge lo sguardo più in basso in direzione Nord , ecco comparire l'abitato di Vilminore di Scalve. Leggermente più decentrata è visibile la Frazione di Bueggio. A questo punto, inevitabilmente, lo guardo si alza leggermente di quota a partire dalla frazione, per risalire una ripida valle incastonata nella roccia dominata da un'enorme costruzione letteralmente spaccata a metà. Sarà la foschia, sarà la distanza, ma pare proprio che questa lanci al lontano osservatore un sorriso sdentato! Questa sensazione è ancor più evidente quando dalla Frazione Pianezza di Vilminore, si risale il sentiero n. 411 del CAI che porta alla Diga del Gleno. Appare all'improvviso! Dopo un percorso in salita di circa un'ora, il sentiero scavato nella roccia spiana; dopo un tornantino compaiono le tredici arcate di destra orografica.Solamente giungendo in prossimità della Diga sono visibili le altre due arcate di sinistra. In mezzo un enorme squarcio. Il Torrente Gleno, affluente secondario del T.Povo (a sua volta immissario del T.Dezzo) forma contro i resti della Diga un laghetto. Le arcate ormai scomparse hanno lasciato in bella vista la base in cemento, il famigeratissimo "tampone a gravità", sulla quale è stato attualmente allestito un troppo pieno a sfioro del Lago del Gleno (giova precisare che già prima della costruzione della Diga esisteva un laghetto di montagna). Il sentiero n. 411è lungi dal terminare il suo tragitto in corrispondenza della Diga. Esso conduce direttamente alla vetta del Monte Gleno percorrendo longitudinalmente una tipica valle alpina scavata dal torrente. Questa spettacolare ascesa nella Valle del Gleno nasconde innumerevoli meraviglie naturali. Il protagonista assoluto è comunque il Torrente Gleno, che nel corso delle decine di migliaia di anni ha disegnato laghetti, marmitte dei giganti ed una numerosa serie di spettacolari cascatelle. Tutto ciò è racchiuso in un imponente anfiteatro allungato in direzione Nord. Una visita al Gleno quindi, risulterà molto limitata se ci accontenta di contemplare la misera opera umana.
La storia del Disastro del Gleno La storia della Diga del Gleno ha origine nei primi anni del 1900 come pure quella narrata nel Disastro di Molare. Già durante la seconda metà del '800 l'Italia operosa aveva sete di corrente idroelettrica. Fortemente penalizzati dalla carenza di carbon fossile (il motore della Rivoluzione Industriale) gli Italiani e le loro attività produttive altro non poterono fare che ripiegare in "fonti elettriche alternative". L'arco alpino, con le sue innumerevoli valli era sito ideale, per lo sviluppo idroelettrico. Quest'ultimo trovò impulso decisivo grazie a una serie di progettisti molto capaci e da ditte private ed impresari "pre-ENEL" pronti con i loro capitali ad investire in questo business.
Gli inizi La fatale modifica
Nubi all'orizzonte
Il Disastro Perchè la Diga del Gleno è crollata ?
Le dighe ad archi multipli presupponevano un ottimo terreno d'appoggio poiché le volte hanno la funzione di trasmettere gli elevati carichi alle fondazioni. Quest'ultime devono essere dunque incastonate in roccia compatta ed integra. A Pian del Gleno le rocce subivano gli effetti degradanti del gelo e disgelo ed inoltre erano state sottoposte all'azione dei ghiacciai durante le glaciazioni. Ma, anche tralasciando il fattore geologico dell'area, ben undici arcate furono appoggiate direttamente sul tampone a gravità inizialmente costruito. Si creò una pericolosissima discontinuità strutturale. Solo un'accuratissima esecuzione delle opere avrebbe garantito un certo grado di sicurezza. Durante la fase istruttoria del processo vennero sentiti molti testimoni. Il quadro che ne risultò fu agghiacciante. I materiali utilizzati erano di qualità pessima, mentre le armature erano quantitativamente insufficienti. Non solo: le imprese che lavorarono sotto la supervisione del Viganò (impresario all'antica, che non tollerava l'intrusione di ingegneri in cantiere e gli sprechi di materiale) vennero pagate a cottimo e quindi meno tempo vi impiegavano tanto era di guadagnato. Durante i carotaggi sulla struttura eseguiti dai periti dopo il disastro, venne evidenziato che in alcuni casi i muratori avevano gettato direttamente i sacchi di cemento all'interno dei piloni! Ed ancora: venne criticato il tempo di maturazione del cemento delle arcate. Testimonianze affermarono che i muratori, nelle ultime fasi di costruzione, lavorarono direttamente sulle barche: si riempiva il lago mano a mano che i lavori progredivano !! Con queste premesse (e ve ne furono molte altre) il disastro fu inevitabile. Al contrario del Vajont non vi fu nessuna corsa al collaudo perchè non vi fu alcun collaudo.
Questa pagina è stata redatta utilizzando vario materiale bibliografico. Una nota doverosa va fatta al libro "Il disastro del Gleno - Storia e album fotografico" di G.S. Pedersoli (Edizioni Toroselle), che rappresenta un grande esempio di completezza nella ricerca storica di un evento. Infine tengo a informare dell'esistenza di un bel DVD sul Disastro del Gleno reperibile nel sito www.scalve.it
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IL CROLLO DELLA DIGA DEL GLENO:
Umberto Barbisan, Professore Associato
di Tipologia Strutturale all'Università Iuav di Venezia,
rende disponibile online la sua pubblicazione sulle cause Si ringrazia l'Autore e la Tecnologos edizioni. Cliccare con il tasto destro del mouse
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